domenica 22 dicembre 2013

Come Ferro 3

L'enorme SUV nero era posteggiato nel vialetto, proprio davanti al portone d'entrata. La costruzione era moderna, chiara, piena di vetrate che lasciavano intravedere l'arredamento elegante e impersonale. Impossibile resistere alla tentazione di entrare, quel SUV era una provocazione smaccante. Non ebbi neanche bisogno di forzare, non c'erano sistemi di sicurezza e la porta si aprì subito. Gli ambienti erano immacolati, probabilmente la casa di qualche rampante preoccupato più dell'apparenza che della sostanza. Apparentemente single, il che avrebbe reso le cose più facili nel caso si fosse presentato all'improvviso.
Niente cucina, peccato perchè un languorino lo sentivo, ma in compenso c'era una doccia talmente ampia da farci un'orgia. Ne approfittai in solitudine, una volta tanto, e lasciai scorrere il tempo con l'acqua calda sulla mia pelle. Ristorata, ripresi l'esplorazione. I divani color avorio erano lussuriosi, ne scelsi uno al piano di sopra e mi allungai pigramente. Un acquario fungeva da parete divisoria con la camera da letto, un tappeto per le coccole e una libreria vuota. Ecco, la libreria vuota. Il marchio del peccato originale. Lasciai quella casa senza personalità e imboccai il vialetto. C'era ancora il SUV, perchè non provare? Detto fatto, mi accostai alla portiera e la accarezzai... partì immediatamente l'allarme. Dovevo aspettarmelo :D

sabato 21 dicembre 2013

Non toccatemi i fiori

Poi finisce che atterri in una laguna dove grandi piante ti accolgono e hanno un improbabile color rosso fuoco che contrasta con il profondo blu dell'acqua e il bianchissimo della sabbia. E ringrazi per questo universo improbabile dove puoi camminare scalza tutto l'anno, perchè la sabbia nelle scarpe è odiosa e ti ricorda un'altra esistenza, dove i granelli di sabbia non diventano ostriche ma rimangono solo stupidi granelli di sabbia che si infilano negli ingranaggi di giornate imperfette, dove le ostriche non si aprono come morbide alcove  e dove i fiori non sono enormi, volteggianti compagni di ballo.






Location: http://maps.secondlife.com/secondlife/Eternal%20Desire/143/108/19

sabato 2 novembre 2013

the words of my life

Sono rientrata nel giorno dei morti, nella notte degli spiriti. Aggancio un tp al Tribute Lou Reed/David Bowie e mi trovo nell'installazione di Aloisio Congrejo. Una delle installazioni, ovviamente. Più di preciso, The Words of My Life. Stanno tutti fuori dal perimetro dell'opera, rispettosi fino al sussiego. Io invece entro, con la leggerezza di chi si prende il permesso di sbirciare nell'anima altrui. E poi sono scalza, non posso calpestare più di tanto...
Entro e mi perdo, perchè le parole sono urlate e sono tante, cambiano colore, una vita tiene tante parole e più mi avvicino e meno capisco di quali parole stiamo parlando, anzi vedendo. Ogni anima è un po' specchio della propria anima, e quanto più vogliamo osservare le minuziosità delle sue pieghe, tanto più esse ci si confondono. Mi alzo in volo, prendo fiato e il panorama si schiarisce. Ora l'intreccio delle lettere è limpido, Libertà e Amore si stagliano come grattacieli sopra la città affollata di emozioni, sentimenti, impegni. 
Solo allontanandosi, talvolta, è possibile decifrarsi. 
La musica è implacabile, i ritmi si accavallano e si rincorrono e mi lascio cullare.
Nel frattempo mi sono persa fra le parole. Il viaggio dentro l'anima altrui affatica, mi siedo un attimo a riprendere fiato. Allargo lo zoom e scopro che sono seduta sulla Precarietà. Mai posto fu più appropriato, per le mie chiappe.



giovedì 12 settembre 2013

Se la musica è blu

C'era l'aria tiepida delle feste di fine estate, con la luce chiara di un tramonto anticipato sul mare. C'era molta gente, molti amici, molta musica, il rigorosamente blues di Miky Andretti. Era l'inaugurazione della mostra di un'amica carissima, Katy Cyberstar è il nome dell'amica e Music is blue è il titolo della mostra e il molo di Old City è il posto.
Ritratti di interpreti grandiosi della musica blues, filtrati dalla sensibilità di Katy che ammorbidisce, vela e riscalda. Il risultato sono tele che si muovono come note nell'aria, una doppia dimensione per cui il volto si mescola all'anima, il blues diventa soul. E la melanconia di una sera di fine estate si incendia nella passione di un tramonto sul mare...



venerdì 2 agosto 2013

Adoro le case altrui...

Mi godevo quel momento di tenerezza, mezza svestita, sdraiata fra le sue gambe. Gli baciavo piano il petto mentre la musica suonava Infedele. Sa essere estremamente inopportuna, la musica...
Sparì, come promesso. Si dissolse in una nuvola rossa come la passione che ci aveva avvolti un tempo.
Mi stesi sulla schiena, nel grande letto vuoto. Avrei cominciato probabilmente qualche esercizio mentale, tra il filosofico e l'esistenziale, di quelli sadomaso nei quali mi crogiolo talvolta, ma arrivò la sorella del padrone di casa  
Preferii salutare cordialmente, complimentarmi per la casa e levare le tende, sperando in cuor mio che non si avvedesse delle mutande nere nelle pieghe del lenzuolo... non erano neanche mesh...  






venerdì 14 giugno 2013

Ela

...and then you fall asleep again, in a confortable sofa in front of a warming fireplace, and when you awake, there is a mysterious man sitted near you, and in that desolated land he starts to chat gently, and you feel as confortable as in the old sofa. 
SL is plenty of nice people, as well.





Fra tramonti e feste in mutande

Qualche volta si dorme per stanchezza, qualche volta si dorme per fuggire o per dimenticare o semplicemente per sopravvivere, per aspettare la mattina che porterà la sera e così poi si potrà dormire, di nuovo. Qualche volta ci si sveglia in una pelle nuova, e mi capitò anche quella volta. 


Mi svegliai elfo, nella piccola casa fra le radici. Qualcuno aveva compassionevolmente chiuso le imposte, e quindi non riuscivo a capire che tempo del giorno fosse, nè quanto tempo fossi rimasta lì. Tutto quello che sapevo era che... ero elfo, e questo aveva un significato preciso: ero ad un altro livello di esistenza, rispetto al solito. 
Mi alzai dal letto, ma decisi di restare ancora un po' là dentro, al sicuro in quel nido sconosciuto, e mi acciottolai su uno sgabello basso, davanti ad una pentola su un fuoco. 



L'esistenza voleva farsi diafana, come la mia pelle di elfo: lasciarsi attraversare dalla luce. Cominciai uscendo all'aria aperta, da qualche parte bisogna pure cominciare, ma solo per fare qualche passo: era l'ora del tramonto, l'aria era fresca anticipando quasi la brezza notturna. Grandi funghi mi guardavano, all'ombra delle alte torri di pietra bianca. Decisi che avevo tempo ancora, per lasciare che l'atmosfera di quel posto mi entrasse dentro, mi vuotasse la mente e mi liberasse l'anima. 


Abbiamo bisogno di sentire l'anima libera, ogni tanto. Fu così che, mentre continuavo a ignorare i tp a feste in mutande che si accendevano in continuazione, scelsi una panchina di marmo di fronte al mare per godermi il tramonto. Pensai al Piccolo Principe: sì, sarebbe stato contento in un mondo dove basta un click per godersi ogni momento un nuovo tramonto. 


giovedì 13 giugno 2013

Come Biancaneve

Arrivai, e la musica era quella giusta. Mi irretì e restai, nonostante la luce del giorno quasi abbagliante. Il castello era di pietra bianca, tanto luminoso da essere aereo, con le torri svettanti e sottili e i saloni aperti. Un ingegnoso sistema di pietre volanti collegava i vari ambienti, intuivo che non tutto era manifesto come appariva... 
Scesi più per caso che per intento al giardino. Erbacce alte color oro e viola coprivano una piccola radura, con al centro un albero maestoso, quasi un castello a sè. Mi infilai in mezzo alle alte radici, che avevano creato una nicchia arredata amorevolmente da qualche anima pia. 
Mi stesi sul letto grande e morbido, mi addormentai come Biancaneve nella casetta dei sette nani. 



Credits: Enscharys Castle, MayLou Design

martedì 21 maggio 2013

Allora, fegatini?

Molti in SL si fanno le seghe virtuali (oddio, neanche tanto virtuali, a pensarci bene ), io invece mi faccio le seghe mentali. Deliberate e organizzate  
Per 22 ore al giorno devo costringere il mio pensiero nei binari stretti della razionalità, dell'organizzazione sincrona, delle convenzioni sociali. Poi mi regalo due ore nel Metaverso, e quello è il mondo delle libere associazioni e del principio di piacere. Rallento, raccolgo stimoli, osservo reazioni emotive (mie, per lo più) e le descrivo. Sono come una segretaria un po' inquieta, finchè non ho verbalizzato tutto non sto in pace. Ecco perchè continuo a meditare sul termine "frattaglie" e sulla tua mostra. Il termine frattaglie è solo il risultato di una stupida assonanza, lo sai e l'ho chiarito subito. Se avessi inteso agire un accanimento, mi sarei espressa in altro modo, avrei aperto il voice all'inaugurazione o mi sarei presentata con le Lolas al vento... insomma, mi sarei inventata ben altro che qualche sciapa riflessione appuntata sulla pagina FB. La bacheca è un posto comodo per appiccicarci i post it dei pensieri prima che fuggano, per avere qualche spunto da altri - benchè quasi nessuno commenti i miei post, e pochi li leggano, credo   - per poterli riprendere e rimaneggiare, chiarendo finalmente a se stessi la direzione che l'originale voleva seguire. 
Ecco allora che finalmente ho compreso il persistere di quel termine nella mia testa: era qualcosa che avevo intuito, ma ho voluto cercarne la definizione esatta, che ha a che fare con il cibarsi, che è vita, e con le carcasse, che sono morte. Ha a che fare con il fatto di trovare anche nella morte, nell'inguardabile, qualcosa di prezioso, persino di goloso. Non che le tue modelle siano inguardabili, tutt'altro (Dio me ne scampi, di affermare una cosa del genere, mi troverei l'avatar con gli spilloni in ogni dove... ). Sono bellissime invece, e ben vive e in carne, con  luci e ombre, lati oscuri e ecco... ora rischio di perdermi di nuovo. 
L'avatar è pixel, di per sè è carcassa. Finchè qualcuno non gli dà vita è carcassa, e poi arriva qualcun'altro e la vita gliela ruba per fissarla nell'immortalità, e allora diventa prelibatezza da intenditori, ormai rara in questo mondo standardizzato di piatti preriscaldati. Mi leccavo i baffi (che non ho) davanti a quei volti, mi immaginavo di appropriarmene attraverso un atto di cannibalismo e invece potevo solo osservare la fusione delle anime con la tua.
Fiuu, ce n'era abbastanza da diventare pazza. E in tutto questo, non riuscire a chiarire il pensiero, che è irritante per me molto prima che per gli altri,visto che scrivo per me e non ho nessuna pretesa di giudicare il lavoro di alcunchì se non positivamente, perchè riconosco se non altro l'impegno, persino nel più strappapixel degli pseudoartisti, e tu che mi conosci da parecchio dovresti saperlo piuttosto bene, che non mi sono mai permessa di sputtanare nessuno pubblicamente, al massimo punzecchiare tanto per sorridere, possibilmente insieme. 
Insomma, come dici tu, mi son fatta un film tutto mio? Sempre. La vita è un film, SL è una sequela di film, un serial di 12 stagioni, un desperate housewifes perpetuato nell'immobilità del virtuale. E continuerò a farmi film, uno dopo l'altro, e l'assoluta primadonna sarò io. Ma una particina te la salvo, se vuoi. Qualche piccolo cameo. 
Bene, con questa ultima battuta mi sono fottuta decisamente la nostra amicizia, e ora ti sentirai pronto per un liberatorio AFK, che non significa solo Away From Keyboard...
Che ti posso dire... ti amerò comunque   
Gelosamente tua,
Mo

La conversazione è grigia

Adoro tornare nelle galleria d'arte il giorno seguente all'inaugurazione di una mostra. Tacciono i mormorii vari della sera prima, sfumano nell'aria come spirali di fumo e si portano via le sperticate lodi, le sussurrate critiche, gli apprezzamenti sinceri e le perplessità semplici. Tutto via, solo pace rimane, e l'opera dell'artista che canta sottovoce. In quel momento mi piace sedere, ed ascoltare. 
La mostra di Antenna Rae è tutta una sinfonia di colori pastello, piccole note che trillano leggere nell'aria. Il Sogno della Ragazza Cattiva ha qualche contrasto in più, qualche colore più saturo: l'ho sempre pensato, che dovrei diventare più stronza per riuscire finalmente ad avere sogni decenti. 
Per il resto, come dicevo, sembra di stare in una scatola di acquerelli, finchè si arriva davanti a The Conversation. Grigia. Controllo due volte, su e giù per gli enormi scalini che forse sono tasti di un pianoforte, non lo so. Però non c'è dubbio. Tanti colori, ma si conversa in grigio. Ecco, ora mi pento di non aver chiesto all'artista il significato di quel quadro nelle sfumature del grigio. Il nazional-popolare purtroppo ha inquinato di turpitudine le sfumature del grigio, io invece trovo affascinante che si usi questo non-colore per raccontare la conversazione, uno fra gli atti più complessi e creativi della mente umana. Delusa, l'artista, dal piattume delle conversazioni quotidiane, in SL quanto in RL? Non credo, non sarebbe in linea con l'ottimismo effervescente delle bolle colorate negli altri quadri. No, piuttosto l'intreccio di reti fitte di pensieri e parole e gesti e silenzi, qualche volta confusi, qualche volta limpidi, raramente espressi. Sì, la conversazione è grigia. Per colorarla, ci vuol la sensibilità del pittore e la fatica dell'imbianchino. 



PS: fino al 2 giugno 2013, la mostra di Antenna Rae la trovate qui