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mercoledì 7 dicembre 2011

Il Verbo e la geometria

Io non sono il Verbo, e quindi non mi incarnerò. 
Non ho missioni da svolgere, non ho salvifici proponimenti. Anzi, i miei proponimenti sono minimi, trascurabili dai più. Talvolta li trascuro io medesima 

Quindi, poichè non sono il Verbo e, a differenza di tanti altri avatar, non mi sento neanche il Padreterno, resterò avatar. Resterò della materia dei sogni, resisterò alla tentazione di svelarmi, come se avessi davvero qualcosa da svelare, poi...
L'immersività dal punto di vista della dissociazione. Un gioco di parallele, rette che non si incontrano, a meno di cambiare il coefficiente angolare, ma a quel punto non è più un gioco di parallele e non so se mi piace. Certo, la retta è un attimino rigida, strutturalmente parlando, anche se come infinita successione di punti è pure estremamente indeterminata nella sua essenza. Siamo tutti indeterminati, nella nostra essenza. 
Tuttavia, questa è la prospettiva di Mo. Ora mi chiedo solo... chi è la demente che gioca a MonsterWorld sul mio account FB? 





sabato 30 luglio 2011

Tra mantide e farfalla

Talvolta SL diventa l'espressione grafica di un viaggio tutto interiore. I luoghi che si cercano, le persone che si frequentano sono scenari e attori di una trama sconosciuta, che si interseca alle dinamiche esistenziali da cui siamo percorsi e che si svelano ai nostri stessi occhi. Non tutti i luoghi della nostra interiorità sono eden da riscoprire, e SL è maestra nel metterci davanti ad abissi di meschinità e a laghi di cristallina fragilità. Ci specchiamo, e l'avatar rimanda la nostra anima. Cerchiamo di catturarla, ma come farfalla vola via e si nasconde in una palude melmosa come le nostre miserie. L'uscita dal fango è lenta e faticosa, dolorosa come i morsi di sanguisuga. La rincorsa verso la farfalla è frenetica, fino a perdersi in un deserto di sassi. Ne prendiamo in mano un paio, e sono le dure, spigolose piccole realtà che ci compongono. Spicchiamo il volo per innalzarci al di sopra di noi, fra spiriti bianchi e puri aleggia un angelo nero: siamo ancora noi. Risate e lacrime si mescolano come leggerezza e tormento, nell'alternarsi di scenari suburbani e castelli incantati. Ho bisogno di consumare esperienze, come una mantide che vuole mangiarsi la farfalla perchè ha troppi colori, ha l'intensità della vita in sè e l'intensità se è troppa fa male.
Incrostata dal fango, lacera per le guerriglie interne, con una nuova luce negli occhi e la fronte alta. I capelli scarmigliati e i seni dritti. Sono veramente io questa, o posso difendermi dietro l'anonimità del gioco e l'alienazione del personaggio?


sabato 9 luglio 2011

La pelle e il volto

Di nuovo elfo. Di nuovo piccola e bianca, in un mantello troppo grande. Di nuovo la mia solitudine fredda a stringere il cuore. E' crudele, la solitudine: lo stringe tanto fino a rattrappirlo e renderlo inutilizzabile.
Il pesante cancello dice che non ho il permesso di toccarlo, ma lo apro incurante, come chi pensa di non aver più nulla da perdere. Ho bisogno di raggiungere la madre che sta al di là dell'inferriata.
Eccomi...dall'altra parte delle sbarre. Riuscirò ad aprirle di nuovo? Prigioniera di me stessa.
Cielo, è una madre dal volto severo e dalle braccia di marmo. Non potevo trovare rappresentazione più fedele del mio SuperIo.
E tutto per una sola volta che avevo ceduto... per una sola volta, avevo lasciato andare il cuore e le forze erano perdute, la volontà allontanata e ridotta a brandelli, mentre l'ambivalenza prendeva ogni angolo libero nell'anima e la verità fuggiva per sempre. Per una sola volta...
Mi allontanai rapida, il freddo era già dentro di me e la mia pelle trasudava perle di ghiaccio.
Mi accostai all'acqua di una piscina piccola e sontuosa, neanche l'ombra di un fuoco per scaldarsi.
Mi specchiai nell'acqua chiara e compresi. Compresi che ero lì, intera, benchè quella fosse un'altra pelle, un'altra faccia. Esisteva da prima, nascosta? Si era creata dall'incontro con quell'aria, dal nulla? Aveva trasformato la materia precedente? Modellata con forze ignote? Non lo potevo sapere, probabilmente. Ma mi ero affezionata anche a questa pelle, a questo volto, a queste cicatrici, a questa fragilità. Allungai la mano verso il riflesso, agitai piano l'acqua per romperlo in mille frammenti e moltiplicarlo.

Un IM si aprì, una battuta, un saluto sull'aria tiepida di un piccolo affetto. Una risata sciolse il nodo, le lacrime scorrevano finalmente, lavando via tutto quel bianco perlaceo, lasciando respirare di nuovo la mia pelle.

giovedì 7 aprile 2011

Di mente e di corpo, tra Mo e Me.

Benchè avatar e controfigura organica condividano la stessa materia cerebrale, raramente c'è una completa sovrapposizione tra loro. Sono piuttosto due personaggi di una stessa pièce, interpretati dallo stesso attore. Tuttavia... E' forse l'attore meno se stesso quando interpreta un personaggio? E' forse il personaggio meno se stesso quando viene interpretato da un bravo attore? Il bravo attore vi dirà che ogni personaggio interpretato vive ora dentro di lui e lui non smette per questo di essere meno autentico, in scena e fuori scena. Un personaggio prende vita solo quando un bravo attore gli presta l'anima.
E' quindi l'avatar un personaggio? E' piuttosto persona, ae: ha dignità di persona di cui rappresenta di volta in volta la pars o il totuum. Il discorso della coerenza tra avatar e controparte è ozioso quanto quello sul sesso degli angeli.C'è coerenza? Talvolta sì, talvolta no. Qualcuno è fiero della continuità RL/SL, qualcuno ne fa un punto d'onore di tenerle separate, qualcuno se ne frega. Ma qui parliamo di una distinzione più sottile: c'è coerenza tra la personalità dell'avatar e quella dell'ammasso organico? Per esprimerci in maniera più semplice, c'è continuità o separazione identitaria tra Mo e Me? E' evidente che non può esserci separazione completa, ma è anche semplicistico pensare che Mo sia Me e viceversa.
Se anche la realtà virtuale non fosse che un gioco di ruolo, c'è un intergioco tra ruolo e persona, talvolta ha senso distinguere, talvolta no. Ugualmente, parlare di unitarietà dell'esperienza di sè è fuorviante e limitato, benchè necessario. Non dimentichiamo tra l'altro che la vita quotidiana di ogni Me è piena di ruoli che entrano pure in conflitto tra loro. Viviamo realtà diverse, ci troviamo in situazioni diverse, siamo sottoposti a stimoli diversi. Come Mo e Me. Due aspetti della stessa identità, due facce della stessa medaglia.
Drammatico è il versarsi dell'una figura nell'altra, talvolta. Altre volte, spontaneo e continuo flusso di esperienza.
Me è il contenitore delle angosce di Mo, e Mo è la rappresentazione grafica dei tormenti intimistici di Me ma pure l'oggettivazione della libertà dall'essere. Mo è sperimentazione, dove Me è costanza, Mo è esasperazione, dove Me è equilibrio. Ma sia Mo che Me sono Bene e Male, sono fatica e soddisfazione, sono Morte, Resurrezione e Gioco.
Come dice bene Botgirl Questi, il bastone ha rappresentato per la scimmia/uomo un'estensione del braccio, la ruota un'estensione della gamba, il computer un'estensione del cervello. E l'avatar un'estensione dell'identità.
Chi non è  d'accordo si faccia sotto 










Le foto di questo post sono state scattate a Crimarizon nell'aprile 2011. 

venerdì 18 febbraio 2011

Un mondo di cugini

Vabbè che è appena passato Natale, festa di famiglia per eccellenza dove ci sentiamo tutti fratelli. Vabbè che si va verso la globalizzazione, tutto il mondo è paese ecc. ecc. Ma quello che sta succedendo in SL va oltre l'ordinario, decisamente! 
Entro qualche giorno fa, dopo giorni di solitudine passati a vagare in land deserte, fuggendo anche solo l'ombra degli avatar di passaggio, decido di tornare alla civiltà. Mi piazzo quindi in una land ben popolata, per l'esattezza mi metto sul divanetto di Astral Dreams a guardare la gente che passa. Sbirciatina nei profili, lavoro di fantasia sulle second vite e le prime facce... insomma, passatempo piacevole, un po' come stare in panchina in stazione, o affacciata al balcone, e cercare di indovinare la storia e il carattere dei personaggi che sfilano 
Mi colpisce uno che di cognome fa Resident: simpatico, penso, "residenti" è il nome con cui vengono designati gli utenti di SL. Un po' come chiamarsi "Terrestre" in RL. Poco dopo... un altro Resident  Curioso, ma succede che qualcuno scelga il cognome uguale al compagno/a, per cui non mi stupisco più di tanto. Solo che dopo un po'.... un altro Resident  e poi un altro, e un altro, e un altro....
Caspita... ma che succede? Nooo, non ci posso credere... avevo sentito di un cambiamento della Linden alla politica dei nomi... ma... vado a vedere nel wiki... OMG 
Tutti i nuovi iscritti si chiameranno Resident. Punto. Fine della varietà di cognomi, vagamente ispirati alle diverse lingue e alle diverse etnie, cambiati ciclicamente in modo che più o meno, dal cognome, potevi intuire l'età dell'avatar, oltre che gustare la fantasia dell'accostamento tra il nome (liberamente creato) e il cognome (come dicevo, da scegliere in una rosa piuttosto ampia benchè predefinita). Fine delle assonanze simpatiche, delle combinazioni più o meno spiritose, di quelle briciole di sè che ciascuno svelava attraverso nome+cognome...
Tutti cugini sono diventati, gli abitanti di Second Life. Un mondo di cugini... Ma ve lo immaginate? L'omologazione del Metaverso.... Mo Resident.... AAARGH 


(pubblicato originariamente in data 03/01/2011)

venerdì 4 febbraio 2011

Il nome e l'essenza

Sollecitata da un post nel blog di alto livello di Botgirl Questi (roba sociologica, molto distante dalle mie ciance semiserie, per capirci), mi sono interrogata anch'io sul rapporto tra nome e identità. Virtuale, visto che siamo in questo campo. A differenza del nome RL, il nome/i nomi con cui decidiamo di presentarci nel Metaverso sono liberamente scelti, e proprio per questo è intrigante chiederci cosa esprime l'atto di nominarci. Dare un nome è, in fondo, dare sostanza. 
Porto le mie osservazioni da Second Life®, un discorso analogo potrebbe valere per tutte le altre comunità virtuali anche se con specifiche caratteristiche per ciascuna, immagino. In SL c'è chi usa il proprio nome (il cognome no, è sempre scelto da una rosa prefissata al momento della registrazione), accompagnandolo magari alla data di nascita. C'è chi usa nomignoli, chi gioca fra nome e cognome, chi complica la vita agli altri con nomi lunghissimi che mai verranno utilizzati interamente (ora che finisco di digitare il suo nome, quello è già sparito....)
Ognuna di queste scelte esprime direttamente o indirettamente un diverso approccio a SL e in particolare una diversa concezione del rapporto SL/RL, reale/virtuale. Il nome poi esprime probabilmente  una parte di sè, soprattutto quando non ha riferimenti con il nome RL. E' allora che diventa entità autonoma, il primo elemento di un avatar che comincia progressivamente a stagliarsi come creatura quasi autonoma, dotata di vita propria, sebbene sia una vita part-time. Vita part-time... oddio che concetto triste...  Non è proprio così che mi sento... Forse perchè entrambi in fondo, avatar e suo corrispettivo umano, sono legati intrinsecamente, espressione di una realtà unica. Che poi è  il motivo per cui mi è piuttosto difficile accettare la distinzione tra reale e virtuale come una dicotomia. Tendo a considerarlo piuttosto un continuum 
Ma per tornare al nome, molti hanno chiesto da dove arriva il mio. Qualcuno lo scambia per un diminutivo (MOnica, soprattutto, ma anche Monia, Moana  ), per un nome da uomo, per un'espressione dialettale....
NOOOO, niente di tutto ciò. Mo è l'esempio di quello che dicevo prima, del nome che sostanzia. Mo è un'entità indipendente, nata da sola. O meglio, qualche radice ce l'avrà pure lei, ma è talmente immersa nell'inconscio che se ne sono perse le tracce. Mo è nata davanti alla schermata di registrazione, si è fatta strada a gomitate, da subito, fra i vari Victoria, Jessica, Valentina. Nella nube indistinta dei molti nomi possibili, è apparsa a chiare lettere, maiuscole e assolutamente definite:
MO  
Dal nome è scaturita l’essenza: come il suo nome, così Mo è immediata, diretta. Sufficientemente ambigua da riservarsi molteplici gradi di libertà nell’essere. Talmente semplice da risultare suo malgrado persino enigmatica, talvolta: appunto, come una sillaba senza senso apparente. Tagliente, incompleta, e contemporaneamente dolcissima, con quella vocale che riempie la bocca.  Non nasconde niente, non può, in due lettere non c’è lo spazio per nascondere qualcosa. Eppure, sfuggente: appena cominci a chiamarla, hai già finito, e non c’è più. Però… è indimenticabile 

(pubblicato originariamente in data 23/05/2010)

Il mio avatar sono io - 2

Dicevo... perchè sono entrata  in SL con avatar umano? beh, tanto per cominciare non sapevo che ci fossero forme alternative... e a dir la verità le immense possibilità di SL emergono solo in un secondo momento, all'inizio prevalgono gli aspetti più "realistici" se così vogliamo chiamarli, più somiglianti al mondo reale.
Un'altra ragione però, più profonda, sta nel fatto che la mia intenzione, oltre la curiosità iniziale, era di sfruttare l'occasione che SL mi dava per una seconda vita, intesa soprattutto come un'esplorazione tutta interiore di me stessa, di percorsi altri rispetto a quelli che mi avevano  portato al sè manifesto che porto a passeggio in RL.
Ma non pensate subito al soddisfacimento di pruderie psicosessuali (ecco, ora qualcuno malignerà excusatio non petita....  ). Insomma, pur rientrando nei clichè più triti dei niubbi, le mie aspirazioni erano vagamente più ampie, fin dall'inizio. Se dovevo addentrarmi in territori ancora inesplorati della mente e dell'anima, preferivo farlo partendo da una base conosciuta, cioè fattezze umane. Il fatto che ora sia una gnokka pazzesca non è studiato tanto a tavolino, ma piuttosto il frutto di compassionevoli donazioni di persone che ho incontrato via via 
Poi, le  diverse esperienze che ho fatto in questo anno di vita seconda mi hanno portato ad una identificazione abbastanza decisa, non troppo spinta, almeno per il momento: insomma, riesco ancora a distinguere i due mondi. 
Caratterizzazione del personaggio? Mmmm.... fino a un certo punto. Insomma, come un attore della scuola di Stanislavskij diventa il personaggio che interpreta, così io sono Mo. Ora nel mio profilo si legge:
That's my RP.
I don't lie, I don't tease.
But... let me play :-)
Che corrisponde più o meno a:
Questo è il mio gioco (di ruolo).
Non dico bugie e non prendo in giro le persone.
Ma lasciatemi giocare :-)
Ci sono molti modi per vivere SL, esattamente come ci sono molti modi per stare in altri mondi virtuali, in communities, in chatgroups ecc. ecc. Il mio è questo. Non pretendo di essere originale...
Ma prima o poi mi trasformerò in zucca. Fa tanto Cenerentola.....

(pubblicato originariamente in data 14/11/2010)