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mercoledì 24 agosto 2011

2

Quelli che la caccia più che la preda.


La fitta alla spalla mi svegliò bruscamente. Guardai nella direzione del dolore, la freccia aveva solo scalfito la pelle, ma era diretta a me, inequivocabilmente. Sollevai lo sguardo, era in piedi davanti a me, beffardo e sconosciuto. Con un balzo gli fui oltre e cominciai a correre, ma non perse tempo. Era abile con l'arco, e io ancora addormentata e poco pratica del luogo, per cui la mia corsa divenne una bizzarra staffetta tra canneti e sentieri troppo larghi. Mi prese quasi subito, non riuscii neanche a provare stizza. Aspettai ferma che la catena si chiudesse, e invece la sciolse. Lo guardai stranita, mentre mi spiegava come ad una bambina che non dovevo sprecare energia in una corsa sbagliata... Non rimasi ad ascoltarlo, e scappai, ma fu breve. Mi riprese, e mi lasciò andare di nuovo, con un sorriso che cominciavo a detestare per la volontà di umiliazione che nascondeva. Gli risposi male, e quello sembrò farlo reagire. Mi strinse la catena al collo e mi lanciò brutalmente nella safe zone. Gli avevo rovinato il gioco. E uno.
 

sabato 20 agosto 2011

1

Me ne stavo rannicchiata, riparata da un tronco a terra. Pochi metri più un là infuriava la lotta, sentivo le urla e i fischi delle frecce fra le foglie e i ruggiti dei cacciatori. Non mi vedeva nessuno, cominciavo a sentirmi incredibilmente al sicuro, come se la paura mi avesse davvero reso piccola e invisibile. Davvero volevo restare? Non ne ero più sicura. D'altra parte ogni certezza se n'era andata già molto tempo fa, con la mia verginità.
Mi rannicchiai di più, mi chiusi a riccio. Li avevo vicinissimi ormai, la daga era stretta nel pugno, fra le ginocchia. Passarono oltre, inseguendo un'altra preda. Mi lasciai andare al sollievo colpevole. In un altro momento avrei agito, spinta dalla solidarietà. Ma su quella terra la solidarietà era stata bruciata.
Guardai il sole che tramontava: ero lì ferma da due ore, almeno. Allungai le gambe, per sgranchirle. Non mi azzardai ad alzarmi. La stanchezza mi prese non appena la tensione si allontanò con i cacciatori. Avrei dormito lì.






sabato 13 agosto 2011

Il giorno che mi sembrò di essere alla corte di Versailles

Per RLV ho perso la testa. Letteralmente. Nel senso che al primo TP ho fatto in tempo ad atterrare in un'ampia stanza da letto stile Luigi XV, mi sono sentita strattonare e mi sono trovata immediatamente stesa ad una ghigliottina. Gli ho detto che a me le brioches non piacevano e che non mi chiamavo Maria Antonietta, ma ha risposto che bastava la M iniziale. Il fuck off che mi è sbocciato in testa non ha fatto in tempo a scendere in gola, me l'ha tranciata di netto. Ha preso quel che era caduto nel cesto e se n'è andato.
Il bastardo si è preso la parte di me a cui tenevo di più.



venerdì 12 agosto 2011

liberami dal male

Tirai fuori dal cassetto il collare di metallo. Lo tenni in mano: era pesante, ma meno pesante del mio cuore. Lo guardai un attimo, prima di chiuderlo con uno scatto intorno al mio collo. Il rumore della serratura mi percorse la carne come un brivido. Respirai a fondo, quanto me lo permetteva quel cerchio freddo, e con il respiro scivolò  via l'anima. 
Diedi un'ultima occhiata a quella capanna accogliente che mi aveva custodito. Spinsi sul bottone Teleport e mi lasciai andare al vortice nero. Era l'ultimo atto volontario che compivo, quella notte. Lo sapevo, e non mi importava.