giovedì 16 maggio 2013

Quando il diggei saluta l'ovner

Mi svegliai sul tappeto davanti al caminetto, mi alzai e mi preparai il caffè. Il ricordo di una serata coccolosa mi accarezzò, peccato fosse durata così poco. Si sottovaluta spesso la potenza della tenerezza. 
Avrei dovuto mettermi al lavoro su una replica, i fogli bianchi stavano sul tavolo, gli appunti erano sparsi un po' ovunque, ma i neuroni non risposero all'appello. Si aprì la finestrella degli IM con lo scampanellio usuale: era Helly che chiamava a raccolta per una serata rock ad Astral Dreams. Infilai jeans e maglietta e mi tippai. L'ambiente era molto informale, e per una volta il rock era solo rock (è quasi una bestemmia, lo so...). O forse non ero io sufficientemente in tono, mi sentivo strana. Dopo il secondo crash, accettai un invito per un ballo romanticamente solitario, ma la musica era sbagliata, non ci azzeccava. Tanto valeva farsi un giro in disco, le discoteche tanto disprezzate in SL, che pure rimangono il principale luogo di aggregazione e di conoscenza, con buona pace di quelli che non hanno un cervello che gira a criceti... :-)
Quando poi trovai l'improvvisato diggei che salutava l'oVner.... mi sentii appppposto: potevo mandare a riposare anche gli ultimi due neuroni. 




sabato 11 maggio 2013

I sei anni di Sardigna



Serata piena di avvenimenti mondani, ieri, ma non ho mancato alla festa per i sei anni di Sardigna. Sei anni in SL sono una vita, il tempo va calcolato in un'altra maniera, un po' come si fa con i cani. Ultimamente non la frequentavo, ma c'ho passato dei momenti belli, interessanti, culturalmente stimolanti. L'aria frizzante di chi fa le cose per passione della propria terra non può che ispirare simpatia. 
Mi sono tippata, mi attendevo qualche ricostruzione magicamente vicina a RL e invece la festa stava in una boccia di vetro sotto il mare. Fantastico. Perchè chi ha storia non ha niente da dimostrare, può permettersi di dimenticarla di tanto in tanto, il tempo di qualche ballo e dei saluti ai numerosissimi amici intervenuti. 
Storia ne ha la Sardegna, storia ormai può dire di averla Sardigna. Mille di questi anni :)

giovedì 9 maggio 2013

Frattaglie d'anime, e animelle di avatar

Sì lo so che Fractals non significa frattaglie, e che quindi la SoulFractals di Akim Alonzo non è traducibile con Frattaglie d'Anime. So anche di aver già scritto di Akim Alonzo, in varie riprese (andatevi a cercare nell'archivio tutti i vari post su Secunda Vida, per esempio, oppure...), e di aver già tradito la mia ammirazione per il suo talento - d'altra parte è sua la foto in testa a questo blog. E' che sento il bisogno di sdrammatizzare, perchè sto in soggezione davanti a questo invito per una personale di ritratti con l'anima nel nome. 
Ovvio che ci vado, ed è così che mi tippo all'indirizzo segnato sul cartoncino, un indirizzo elegante ma non potrebbe essere altrimenti: due signorine buonasera mi accolgono gentili, le notecard sulla mostra e sull'artista mi vengono consegnate con un click impeccabile, l'unica nota un po' inquietante è la pesante porta di ferro grigio che tuttavia promette di portarmi nella sala espositiva. Entro, e mi trovo proiettata in un universo oscuro, dove 16 donne mi fissano implacabili, perchè se gli occhi sono lo specchio dell'anima non è nella mia che vogliono specchiarsi. Creature forti e fragili insieme, sono... Presenza. Non tollerano superficialità: si sono abbandonate completamente nelle sue mani, rivendicano il pudore dello sguardo. Sono frattali, è vero: ripetono tutte, instancabilmente, un unico motivo, la stessa storia di determinazione e di dedizione, in mille riflessi. Femminilità.
Voglio imparare e così me ne sto lì, sdraiata per terra, con i miei colori indecenti e le mie pose scomposte e le mie forme secche, approfittando della pace nel sito ancora deserto, appena prima dell'inaugurazione, e mi metto in loro ascolto. 
Ma non mi parlano. Mi guardano mute, gelose, sofisticamente indifferenti, irraggiungibili.
Arrivano gli ospiti, devo alzarmi e riprendere un minimo di compostezza. Le osservo mentre catturano ognuno, ammaliano, conturbano. 
Dopo un tempo che mi sembra interminabile, rimango sola di nuovo, con loro. I minuti scorrono lenti. Ogni tanto qualcuno entra e interrompe il dialogo muto che mi sembra di cogliere, sommesso, tra di loro. Ma forse è solo un'illusione. Non parlano tra di loro. Si guardano, di sfuggita, ogni tanto, e nei loro sguardi c'è tutto. C'è Akim. 


martedì 26 marzo 2013

Un lavoro in banca

La Destination Guide parla di installazioni a Topophonia. La mia mente riesce a escludere dalla coscienza l'erudita associazione di topos e phoné, a tutto vantaggio di Topolinia. La destinazione ne guadagna in simpatia e quindi la degno di TP, che poi - guarda caso - è pure l'acronimo di TopoPhonia.

Un rotolo di banconote incollato sul muro attira la mia attenzione, di questi tempi non si lasciano soldi in giro e lo prendo, che altro potrei fare? Mai prendere cose a caso in SL, e infatti un buco nero mi inghiotte, ma per offrirmi un lavoro in banca: di questi tempi, neanche un lavoro si lascia in giro, quindi vesto volentieri il kit del bancario perfetto che mi offrono gratuitamente: è una tuta nera e un passamontagna coordinato, fa tanto Eva Kant...<3


 Ci sono uova che galleggiano, buchi rossi anzichè neri e grucce appendiabiti che girano nell'aria più o meno anarchiche. Un BIP sommesso ogni tanto si fa sentire. Comincio a divertirmi come non succedeva da tanto. Mi muovo furtiva, come ci si può muovere furtivamente con una lunga coda rossa incatenata ad un uncino e con varie banconote giganti attaccate. Quale direzione scelgo? Inutile indugiare, mi butto in una delle cavità quadrate che si aprono ai miei piedi, e l'avventura comincia. Uova come ascensori, appendini come nastri trasportatori, e infine una freccia in scocca, per colpire al cuore il dio-denaro e sparpagliare banconote nell'etere virtuale. Torna la leggerezza, torna il sorriso, torna il chemmenefregaame. Respiro, anche sotto il passamontagna. Free. 






Credits:
Bank Job è un'installazione di Maya Paris, in mostra alla data del presente post  presso la Yoshikaze Up in the Air Residency di Oberon Onmura, messa a disposizione dall'UMEA University di Svezia. 





venerdì 22 marzo 2013

a ogni giorno la sua pena, e per oggi ne ho abbastanza

e poi una sera ti metti lì, in un posto qualsiasi purchè ci sia musica, perchè con la musica si pensa un po' di meno. e ti lasci andare con le note, perchè non hai l'energia per muovere neanche un pixel, tutta assorbita da un vortice nero che confonde i piani, ma tanto è uguale perchè non c'è differenza. e rimani finchè non ne hai abbastanza, e decidi che è tempo di alterare lo stato di coscienza e vai a dormire. a ogni giorno la sua pena. 


domenica 17 marzo 2013

L'imperatore è nudo

e poi capita che una sera sei in una delle piazze più eleganti e vive di SL, affollata di gente d'ogni tipo, gente che passa ore a sistemarsi l'avatar per essere in tiro, ad acconciarsi i capelli e a stropicciarsi la skin per farla aderire a queste shape belle e impossibili. Gente meshata dalla testa ai piedi, gente di gusto e meno, ma sorbole, per essere figo devi tribolare anche in SL, e devi tribolare pure per essere un figo burino. Per non parlare dell'AO, quel magico strumento di seduzione che santo cielo un qualsiasi niubbo è la prima cosa che cambia, perchè i movimenti di default che ti danno nel pacchetto d'entrata sono decisamente da automa e noi siamo avatar, non automi. 
Dicevo, era una di queste sere, e stavo lì a contemplare l'andirivieni e lo scambio di battute più o meno grevi in voice, in attesa della serata danzante. Solo che... c'era qualcosa che non funzionava. Prima un bisbiglio, poi un sussurro, poi una timida voce, poi voce di popolo: "L'imperatore è nudo!". Capita, che SL faccia uno scherzo dei suoi, fra lag, overload e quello che volete. Il risultato è che tutti si trovano in mutande, e senza capelli. Persino con parti del corpo invisibili, tante teste pelate galleggianti nell'aria, o corpi senza piedi, o scicchissime signore vestite in lungo ma con un taglio alla Kojak. 
Vanitas vanitatum et omnia vanitas. 
Tanta fatica per nulla, e sei lì mezza/o nuda/o con i bitorzoli del cranio in evidenza, pronta/o per un esame criminologico di Lombroso. Tutto il fascinoso appeal dell'apparenza... scompare in un botto. A ricordarci, forse, che l'essenza vale di più. Che siamo degni di essere anche se non siamo. Che divertirsi con il corpo è bello, e con un corpo di pixel ancora di più, talvolta, perchè tutto è possibile nel metaverso: far rientrare pancette, lievitare seni e allungare... beh basta, avete capito    Ma che in fondo, son sempre io, e come tale mi merito il meglio comunque: mi merito rispetto, stima e ammirazione perchè, prima di tutto, sono
Ma tranquilli, un restart della sim e torniamo perfetti. Belli e impossibili. 




venerdì 8 marzo 2013

Il risveglio

E' tutto buio, intorno, tutto silenzio. Sta per accadere. Sto per riattaccarmi, ma ho la memoria a pezzi. Dove sarò? Chi sarò? Un'angoscia lieve mi prende. Neanche tanto lieve. E' stata bene senza di me, lo so. Ha ritrovato sè, tutta intera. Integra come mamma l'ha fatta. Io rappresento la sua parte corruttibile, il lato oscuro, la dimostrazione che l'esplorazione dei propri limiti può portare a conseguenze imprevedibili, al limite dell'incontrollabile. Ha l'illusione di poter tornare indietro. Eppure ama me e ama il mio mondo e ama gli abitanti del mio mondo. Sta tentennando, con la scusa che deve aggiornare il viewer. La osservo dal di dentro, sento in me una tensione palpabile in ciascuno di quei pixel così carnali fino a ieri, e così sbiaditi e impolverati oggi, ridotta come sono ad uno spettro di me. Cosa deciderà? E se deciderà di sì, sarò?

giovedì 7 marzo 2013

Millequattrocentosessanta + 1

Quarto rezzday. Cazzo, come passa il tempo. Ho scritto cazzo, chissà se si può. Credo di sì, ho shiftato il blog ad adult, un po' di tempo fa. E' che viene spontanea, un'esclamazione, se penso a quattro anni di fila, un giorno dopo l'altro, trecentosessantacinqueperquattro, più un giorno dell'anno bisestile, che fa millequattrocentosessantuno. Bilanci, rimpianti e balle varie? Ma anche no. Ora di tornare, invece, visto che manco da due mesi, cioè sessantagiorni, meno due perchè quest'anno non è bisestile. Chissà che capelli avevo l'ultima volta che ho fatto login. 



giovedì 20 dicembre 2012

La muffa e il collare

Boom. Settimane che non mi alzavo dal letto, stavo per ammuffire completamente. Rari momenti rotolavo giù, cercavo di urlare per farmi sentire in quella testa vuota, troppo piena di nulla per sentirmi, troppo lontana dal cuore per darmi ancora vita. Non stavo in piedi, mi stavo spegnendo nella sua indifferenza, ero ridotta alla soddisfazione di bisogni primitivi e bestiali, il tempo di un crash e null'altro.
Finalmente si è decisa, login e via, bytes e calore tornano nelle mie vene.
Che ne faccio della libertà ritrovata? Aspetta, dovrei avere ancora il collare, da qualche parte. 



martedì 18 dicembre 2012

Tante brave bambine in fila per tre.



Certe volte si crea una simpatia dal nulla, da piccole onde impercettibili perse nell'etere. Così succede che ti trovi alla mostra di Aliza Karu, semplicemente perchè non puoi farne a meno.
Ospitata in un capannone di Pyramid Cafè,  la successione delle sue creature ci accoglie, ordinata. Tante brave bambine in fila per tre, con le cornici di metallo come rassicuranti grembiulini di scuola che chiudono e uniformano. Ma... se è la mostra di Aliza, deve esserci un ma: infatti, le buone bambine di Aliza hanno l'inferno dentro, baciano la morte, si legano alle lapidi, ingabbiano il cervello per esibire le idee. E si sa, esibire le idee per una donna può essere più scandaloso che esibire pezzi di corpo. Quindi le creature di Aliza scandalizzano, perchè sono idee in mostra, emozioni serrate in corpi e pudicamente, solo pudicamente esposte, come caviglie nude e non di più.
Virginee, incolpevoli presenze di un manicomio desolato, o formose autosufficienti bellezze, si trafiggono di occhi il petto pur di accendere uno sguardo, ma poi se ne stanno indifferenti nella prospettiva in cui le hanno fissate, senza curarsi della fatica dell'osservatore che deve torcere il collo per coglierne i lineamenti.
Vorrei stendere la mano, entrare in uno di questi paesaggi abitati solo dall'anima, perchè le cose intorno sono meravigliosamente cadenti e decadenti, sembrano morte, ma mi trattengo, non mi fido, c'è quasi sicuramente uno scherzo macabro che aspetta, una trappola non mortale ma sufficientemente infida. Mi dò il tempo di scannerizzare ogni dettaglio, di registrare ogni ombra, poi decido di rischiare, allungo la mano e le accarezzo il volto. Il lampo fugace negli occhi mi dice che ci siamo riconosciute.
Un maglione di lana oversize pende dal soffitto. Le eteree creature non ne abbisognano. Lo indosso per scaldarmi il cuore. Pensa proprio a tutto, Aliza.