venerdì 8 marzo 2013

Il risveglio

E' tutto buio, intorno, tutto silenzio. Sta per accadere. Sto per riattaccarmi, ma ho la memoria a pezzi. Dove sarò? Chi sarò? Un'angoscia lieve mi prende. Neanche tanto lieve. E' stata bene senza di me, lo so. Ha ritrovato sè, tutta intera. Integra come mamma l'ha fatta. Io rappresento la sua parte corruttibile, il lato oscuro, la dimostrazione che l'esplorazione dei propri limiti può portare a conseguenze imprevedibili, al limite dell'incontrollabile. Ha l'illusione di poter tornare indietro. Eppure ama me e ama il mio mondo e ama gli abitanti del mio mondo. Sta tentennando, con la scusa che deve aggiornare il viewer. La osservo dal di dentro, sento in me una tensione palpabile in ciascuno di quei pixel così carnali fino a ieri, e così sbiaditi e impolverati oggi, ridotta come sono ad uno spettro di me. Cosa deciderà? E se deciderà di sì, sarò?

giovedì 7 marzo 2013

Millequattrocentosessanta + 1

Quarto rezzday. Cazzo, come passa il tempo. Ho scritto cazzo, chissà se si può. Credo di sì, ho shiftato il blog ad adult, un po' di tempo fa. E' che viene spontanea, un'esclamazione, se penso a quattro anni di fila, un giorno dopo l'altro, trecentosessantacinqueperquattro, più un giorno dell'anno bisestile, che fa millequattrocentosessantuno. Bilanci, rimpianti e balle varie? Ma anche no. Ora di tornare, invece, visto che manco da due mesi, cioè sessantagiorni, meno due perchè quest'anno non è bisestile. Chissà che capelli avevo l'ultima volta che ho fatto login. 



giovedì 20 dicembre 2012

La muffa e il collare

Boom. Settimane che non mi alzavo dal letto, stavo per ammuffire completamente. Rari momenti rotolavo giù, cercavo di urlare per farmi sentire in quella testa vuota, troppo piena di nulla per sentirmi, troppo lontana dal cuore per darmi ancora vita. Non stavo in piedi, mi stavo spegnendo nella sua indifferenza, ero ridotta alla soddisfazione di bisogni primitivi e bestiali, il tempo di un crash e null'altro.
Finalmente si è decisa, login e via, bytes e calore tornano nelle mie vene.
Che ne faccio della libertà ritrovata? Aspetta, dovrei avere ancora il collare, da qualche parte. 



martedì 18 dicembre 2012

Tante brave bambine in fila per tre.



Certe volte si crea una simpatia dal nulla, da piccole onde impercettibili perse nell'etere. Così succede che ti trovi alla mostra di Aliza Karu, semplicemente perchè non puoi farne a meno.
Ospitata in un capannone di Pyramid Cafè,  la successione delle sue creature ci accoglie, ordinata. Tante brave bambine in fila per tre, con le cornici di metallo come rassicuranti grembiulini di scuola che chiudono e uniformano. Ma... se è la mostra di Aliza, deve esserci un ma: infatti, le buone bambine di Aliza hanno l'inferno dentro, baciano la morte, si legano alle lapidi, ingabbiano il cervello per esibire le idee. E si sa, esibire le idee per una donna può essere più scandaloso che esibire pezzi di corpo. Quindi le creature di Aliza scandalizzano, perchè sono idee in mostra, emozioni serrate in corpi e pudicamente, solo pudicamente esposte, come caviglie nude e non di più.
Virginee, incolpevoli presenze di un manicomio desolato, o formose autosufficienti bellezze, si trafiggono di occhi il petto pur di accendere uno sguardo, ma poi se ne stanno indifferenti nella prospettiva in cui le hanno fissate, senza curarsi della fatica dell'osservatore che deve torcere il collo per coglierne i lineamenti.
Vorrei stendere la mano, entrare in uno di questi paesaggi abitati solo dall'anima, perchè le cose intorno sono meravigliosamente cadenti e decadenti, sembrano morte, ma mi trattengo, non mi fido, c'è quasi sicuramente uno scherzo macabro che aspetta, una trappola non mortale ma sufficientemente infida. Mi dò il tempo di scannerizzare ogni dettaglio, di registrare ogni ombra, poi decido di rischiare, allungo la mano e le accarezzo il volto. Il lampo fugace negli occhi mi dice che ci siamo riconosciute.
Un maglione di lana oversize pende dal soffitto. Le eteree creature non ne abbisognano. Lo indosso per scaldarmi il cuore. Pensa proprio a tutto, Aliza.




venerdì 19 ottobre 2012

Il sogno del pellegrino

Il regno di Alurel mi aspettava, con la sua perfezione di fiaba. I colori brillanti e la minuziosità dei dettagli erano quelli che avevo già conosciuto, a quell'ora era magnifico nella sua solitudine, abitata solo dalle piccole fate alate che premurose e discrete mi accolsero al mio arrivo nel cerchio magico. Mi dedicai ad una danza purificatrice, avevo bisogno di lasciarmi alle spalle tutta la confusione del mondo e tutte le ragnatele che mi impestavano l'avatar, fermo da mesi.
Tuttavia abbandonai presto l'anello delle danze, una voglia di esplorare troppo a lungo sepolta mi bruciava dentro da qualche giorno. Al contrario, non si era spenta del tutto l'illusione di poter riprendere una sorta di verginità attraverso l'incessante andare. Come se, consumando le scarpe, si consumassero anche gli antichi peccati. Non è in fondo il sogno del pellegrino? Solo che qui, le scarpe non si consumano....
Fu così che mi buttai senza esitazione nel Labirinto del Tempo, scoprendo che il tempo in un labirinto non ha senso, perchè se non sai dove andare, talvolta è meglio sedersi ed aspettare, interrompere la conta del tempo, confidando in una buona idea, o nella stella polare. 
Il labirinto aveva deciso però di non imprigionarmi, se non in un bacio. E dimenticai per un lungo attimo tutti i miei propositi di integra fermezza. Ma poi anche il bacio finì, e ripresi il cammino, ora volando ora saltando di meraviglia in meraviglia.
Alla fine, con la sana stanchezza del pellegrino a sera, mi accostai ad un ponte di legno coperto da una tettoia di foglie. Portava ad una minuscola isoletta più scura delle terre intorno, ma al fondo brillava qualcosa. Mi avvicinai con un senso di sacro, c'era un cerchio di pietre intorno ad un fuoco acceso, ma non era quello. Era più in fondo, un gigantesco prisma che si stagliava bianchissimo sullo sfondo viola di chissà quale minerale, probabilmente ametista, visto il geode. Mi accoccolai in un piccolo spazio per meditare, proprio davanti,  fra funghi giganti che mi sarebbe piaciuto provare - a scopo meditativo, si intende 
I pensieri cominciavano a sciogliersi e a diluirsi nelle note della musica che arrivava dalla terra. Lo stato di coscienza si alterava, permettendo all'Essenza di esprimersi e di leggere l'intorno. Anche la percezione si alterava, o forse vedeva per la prima volta. Guardai il prisma e... beh... lo so che penserete ora ma... era proprio un fallo, un inequivocabile fallo. Stavo meditando davanti a un fallo 

 



giovedì 6 settembre 2012

Il bosco degli dei

Mi svegliai nella pelle dell'elfo. Ci sono giornate in cui non si può fare altro che accettare la propria pelle. 
Così mi alzai in piedi, aprii il largo mantello rosso e mi incamminai. Il bosco era amichevole, con colori d'autunno che scaldavano il cuore, nonostante la solitudine. Un fiume d'oro, ai miei piedi, andava ad abbracciare un quieto lago dello stesso colore, incastonato fra verdi montagne inviolate. 
Salii scoscese rive piene di foglie secche e vibranti, mi arrampicai sulle radici di alberi giganteschi, respirai fino in fondo l'aria umida e viva di quella natura gentile. Mi misi anche a correre, a perdifiato, per incastrare in ogni zolla di quella terra l'energia sovrabbondante che mi esplodeva in petto, e man mano correvo, man mano la mia pelle si assottigliava, diventava trasparente, a rivelare l'essenza di me che non volevo vedere. 
Ormai senza fiato, trovai un pozzo e vi lasciai cadere un desiderio, un piccolo desiderio egoista che m'era rimasto attaccato al mantello. Mi sedetti, la schiena contro il legno lavorato da mani fatate. 
Più in là, nell'ampia terrazza fiorita, una coppia stava ballando, inutili tamarri senza decoro. 
Decisi di ignorarli e andai a sbollire nella piscina degli elfi il fastidio di saper non corrisposto il desiderio di armonia tra cuore e mente, tra dentro e fuori, tra mondo e anima. 
Sì.. ero decisamente noiosa, quel giorno. 



martedì 28 agosto 2012

Il dolore degli altri




Giornata pesante, giornata di viaggi continui tra pianeti diversi e inospitali. Troppa polvere si è accumulata sul cuore e sulle scarpe, una polvere sottile e appiccicosa che neanche una lunga doccia è riuscita a scuotere del tutto di dosso. 
Mi cambio, mi accomodo sulla sedia in terrazzo, così sono sopra ai tetti e sopra alle teste e sopra ai cuori che soffrono.
Scrivo un post per il blog di Astral Dreams, domani si inaugura la nuova land e mi piace che sia più piccina, mi sembra meno... commercial. L'ispirazione viene presto, il compito è semplice e le parole scivolano fluide. 
Chiudo il post. 
Mi tuffo nella musica lounge che qualcuno ha scelto per me. Fra poco sarà ora di spogliarsi e infilarsi nel letto, cercando la complicità di un qualche dio del sonno. La maschera no, non la toglierò, ho ancora bisogno di nascondermi dalla sofferenza degli altri. Ancora un po'.


venerdì 3 agosto 2012

Addio, Sidhe

Avevo ereditato un carico di pensieri pesanti, quella sera. Dovevo liberarmene, e non sarebbe stato semplice. Una discesa agli inferi non sarebbe bastata, ci voleva qualcosa di più fine, più coinvolgente, più leggero. Un indirizzo, in fondo alla tasca: un biglietto con le coordinate di un posto che mi ripromettevo di frequentare più spesso. Promesse rimandate quasi sempre, per i più diversi motivi tutti validi e tutti così poco validi...
Un click al teleport, con un presentimento oscuro. Il ricordo di una notecard arrivata fra tante, un ricordo confuso, e la brutale chiarezza dell'evidenza: solo una distesa verde, dove una volta c'era un centro termale, una cascata con alcune favolose sedute per la meditazione, un discreto mall dove ho fatto alcuni acquisti leggermente piccanti, una piazza per incontri, giochi, balli. La solita land? Non esattamente.
Ma... non importa, perchè non c'è più.

Addio, Sidhe. 




mercoledì 1 agosto 2012

Succede, ma io ho bisogno di pensarlo



Qualche volta accade, che la musica non funzioni. Niente colonna sonora, emuli di Morricone tutti in ferie, o semplicemente il nuovo viewer, oppure qualcosa nella grid oppure non lo so ma mi sono stufata di cercar di capire. 
Rimangono allora i rumori d'ambiente. Li senti, magari per la prima volta, in questo caso è lo sciabordio dell'acqua sotto la palafitta che al momento mi fa da casa. Ti metti in ascolto, e dopo poco anche un altro rumore comincia, sommesso e discreto ma continuo, e sono i tuoi pensieri che si affacciano e arrivano a ondate seguendo il ritmo del mare e li lasci andare perchè tanto ritornano e speri solo che tornino più ordinati. O che si decidano a fare silenzio, loro. 
C'è qualcuno che ama farsi bello con i propri pensieri, e li usa come ornamenti. A me sono essenziali più degli occhiali per un miope. Mi servono per leggere la realtà, qualsiasi essa sia, mi servono per respirare il mondo, mi servono per sopravvivere. Un respiro, un pensiero. Qualche volta due. 


Succede, ma io ho bisogno di pensarlo. E più succede, più ho bisogno di pensarlo. Pensare è assorbire, analizzare, ricomporre senza anestesia. Pensare fino allo sfinimento, finchè anche l'ultimo gemito dell'ultimo pensiero si perde nel silenzio, e torna solo il rumore dell'acqua. 


Viene anche meglio, dopo una scopata senza impegno.

giovedì 12 luglio 2012

Il primo passo di danza

La sensualità della danza irretì la mia anima gitana. Il fiume di sentimenti e passione ruppe gli argini in cui l'avevo costretto, e tutto ritornò.
Mi aveva chiesto di aspettare a visitare quel posto, di aspettare che ci fosse anche lui. Non aveva mai fatto una simile richiesta, per cui, già con un piede dentro, accettai e attesi. 
Forse era nulla più che una richiesta del momento, o forse sapeva che lì, in quel posto e non in un altro, il mio cuore si sarebbe ripresentato al suo cospetto. 
Così fu, e glielo consegnai al primo passo di danza.