Quarto rezzday. Cazzo, come passa il tempo. Ho scritto cazzo, chissà se si può. Credo di sì, ho shiftato il blog ad adult, un po' di tempo fa. E' che viene spontanea, un'esclamazione, se penso a quattro anni di fila, un giorno dopo l'altro, trecentosessantacinqueperquattro, più un giorno dell'anno bisestile, che fa millequattrocentosessantuno. Bilanci, rimpianti e balle varie? Ma anche no. Ora di tornare, invece, visto che manco da due mesi, cioè sessantagiorni, meno due perchè quest'anno non è bisestile. Chissà che capelli avevo l'ultima volta che ho fatto login.
giovedì 7 marzo 2013
giovedì 20 dicembre 2012
La muffa e il collare
Boom. Settimane che non mi alzavo dal letto, stavo per ammuffire completamente. Rari momenti rotolavo giù, cercavo di urlare per farmi sentire in quella testa vuota, troppo piena di nulla per sentirmi, troppo lontana dal cuore per darmi ancora vita. Non stavo in piedi, mi stavo spegnendo nella sua indifferenza, ero ridotta alla soddisfazione di bisogni primitivi e bestiali, il tempo di un crash e null'altro.
Finalmente si è decisa, login e via, bytes e calore tornano nelle mie vene.
Che ne faccio della libertà ritrovata? Aspetta, dovrei avere ancora il collare, da qualche parte.
Finalmente si è decisa, login e via, bytes e calore tornano nelle mie vene.
Che ne faccio della libertà ritrovata? Aspetta, dovrei avere ancora il collare, da qualche parte.
martedì 18 dicembre 2012
Tante brave bambine in fila per tre.
Certe volte si crea una simpatia dal nulla, da piccole onde impercettibili perse nell'etere. Così succede che ti trovi alla mostra di Aliza Karu, semplicemente perchè non puoi farne a meno.
Ospitata in un capannone di Pyramid Cafè, la successione delle sue creature ci accoglie, ordinata. Tante brave bambine in fila per tre, con le cornici di metallo come rassicuranti grembiulini di scuola che chiudono e uniformano. Ma... se è la mostra di Aliza, deve esserci un ma: infatti, le buone bambine di Aliza hanno l'inferno dentro, baciano la morte, si legano alle lapidi, ingabbiano il cervello per esibire le idee. E si sa, esibire le idee per una donna può essere più scandaloso che esibire pezzi di corpo. Quindi le creature di Aliza scandalizzano, perchè sono idee in mostra, emozioni serrate in corpi e pudicamente, solo pudicamente esposte, come caviglie nude e non di più.
Virginee, incolpevoli presenze di un manicomio desolato, o formose autosufficienti bellezze, si trafiggono di occhi il petto pur di accendere uno sguardo, ma poi se ne stanno indifferenti nella prospettiva in cui le hanno fissate, senza curarsi della fatica dell'osservatore che deve torcere il collo per coglierne i lineamenti.
Vorrei stendere la mano, entrare in uno di questi paesaggi abitati solo dall'anima, perchè le cose intorno sono meravigliosamente cadenti e decadenti, sembrano morte, ma mi trattengo, non mi fido, c'è quasi sicuramente uno scherzo macabro che aspetta, una trappola non mortale ma sufficientemente infida. Mi dò il tempo di scannerizzare ogni dettaglio, di registrare ogni ombra, poi decido di rischiare, allungo la mano e le accarezzo il volto. Il lampo fugace negli occhi mi dice che ci siamo riconosciute.
Un maglione di lana oversize pende dal soffitto. Le eteree creature non ne abbisognano. Lo indosso per scaldarmi il cuore. Pensa proprio a tutto, Aliza.
venerdì 19 ottobre 2012
Il sogno del pellegrino
Il regno di Alurel mi aspettava, con la sua perfezione di fiaba. I colori brillanti e la minuziosità dei dettagli erano quelli che avevo già conosciuto, a quell'ora era magnifico nella sua solitudine, abitata solo dalle piccole fate alate che premurose e discrete mi accolsero al mio arrivo nel cerchio magico. Mi dedicai ad una danza purificatrice, avevo bisogno di lasciarmi alle spalle tutta la confusione del mondo e tutte le ragnatele che mi impestavano l'avatar, fermo da mesi.
Tuttavia abbandonai presto l'anello delle danze, una voglia di esplorare troppo a lungo sepolta mi bruciava dentro da qualche giorno. Al contrario, non si era spenta del tutto l'illusione di poter riprendere una sorta di verginità attraverso l'incessante andare. Come se, consumando le scarpe, si consumassero anche gli antichi peccati. Non è in fondo il sogno del pellegrino? Solo che qui, le scarpe non si consumano....
Fu così che mi buttai senza esitazione nel Labirinto del Tempo, scoprendo che il tempo in un labirinto non ha senso, perchè se non sai dove andare, talvolta è meglio sedersi ed aspettare, interrompere la conta del tempo, confidando in una buona idea, o nella stella polare.
Il labirinto aveva deciso però di non imprigionarmi, se non in un bacio. E dimenticai per un lungo attimo tutti i miei propositi di integra fermezza. Ma poi anche il bacio finì, e ripresi il cammino, ora volando ora saltando di meraviglia in meraviglia.
Alla fine, con la sana stanchezza del pellegrino a sera, mi accostai ad un ponte di legno coperto da una tettoia di foglie. Portava ad una minuscola isoletta più scura delle terre intorno, ma al fondo brillava qualcosa. Mi avvicinai con un senso di sacro, c'era un cerchio di pietre intorno ad un fuoco acceso, ma non era quello. Era più in fondo, un gigantesco prisma che si stagliava bianchissimo sullo sfondo viola di chissà quale minerale, probabilmente ametista, visto il geode. Mi accoccolai in un piccolo spazio per meditare, proprio davanti, fra funghi giganti che mi sarebbe piaciuto provare - a scopo meditativo, si intende
I pensieri cominciavano a sciogliersi e a diluirsi nelle note della musica che arrivava dalla terra. Lo stato di coscienza si alterava, permettendo all'Essenza di esprimersi e di leggere l'intorno. Anche la percezione si alterava, o forse vedeva per la prima volta. Guardai il prisma e... beh... lo so che penserete ora ma... era proprio un fallo, un inequivocabile fallo. Stavo meditando davanti a un fallo
Tuttavia abbandonai presto l'anello delle danze, una voglia di esplorare troppo a lungo sepolta mi bruciava dentro da qualche giorno. Al contrario, non si era spenta del tutto l'illusione di poter riprendere una sorta di verginità attraverso l'incessante andare. Come se, consumando le scarpe, si consumassero anche gli antichi peccati. Non è in fondo il sogno del pellegrino? Solo che qui, le scarpe non si consumano....
Fu così che mi buttai senza esitazione nel Labirinto del Tempo, scoprendo che il tempo in un labirinto non ha senso, perchè se non sai dove andare, talvolta è meglio sedersi ed aspettare, interrompere la conta del tempo, confidando in una buona idea, o nella stella polare.
Il labirinto aveva deciso però di non imprigionarmi, se non in un bacio. E dimenticai per un lungo attimo tutti i miei propositi di integra fermezza. Ma poi anche il bacio finì, e ripresi il cammino, ora volando ora saltando di meraviglia in meraviglia.
Alla fine, con la sana stanchezza del pellegrino a sera, mi accostai ad un ponte di legno coperto da una tettoia di foglie. Portava ad una minuscola isoletta più scura delle terre intorno, ma al fondo brillava qualcosa. Mi avvicinai con un senso di sacro, c'era un cerchio di pietre intorno ad un fuoco acceso, ma non era quello. Era più in fondo, un gigantesco prisma che si stagliava bianchissimo sullo sfondo viola di chissà quale minerale, probabilmente ametista, visto il geode. Mi accoccolai in un piccolo spazio per meditare, proprio davanti, fra funghi giganti che mi sarebbe piaciuto provare - a scopo meditativo, si intende
I pensieri cominciavano a sciogliersi e a diluirsi nelle note della musica che arrivava dalla terra. Lo stato di coscienza si alterava, permettendo all'Essenza di esprimersi e di leggere l'intorno. Anche la percezione si alterava, o forse vedeva per la prima volta. Guardai il prisma e... beh... lo so che penserete ora ma... era proprio un fallo, un inequivocabile fallo. Stavo meditando davanti a un fallo
giovedì 6 settembre 2012
Il bosco degli dei
Mi svegliai nella pelle dell'elfo. Ci sono giornate in cui non si può fare altro che accettare la propria pelle. Così mi alzai in piedi, aprii il largo mantello rosso e mi incamminai. Il bosco era amichevole, con colori d'autunno che scaldavano il cuore, nonostante la solitudine. Un fiume d'oro, ai miei piedi, andava ad abbracciare un quieto lago dello stesso colore, incastonato fra verdi montagne inviolate.
Salii scoscese rive piene di foglie secche e vibranti, mi arrampicai sulle radici di alberi giganteschi, respirai fino in fondo l'aria umida e viva di quella natura gentile. Mi misi anche a correre, a perdifiato, per incastrare in ogni zolla di quella terra l'energia sovrabbondante che mi esplodeva in petto, e man mano correvo, man mano la mia pelle si assottigliava, diventava trasparente, a rivelare l'essenza di me che non volevo vedere.
Ormai senza fiato, trovai un pozzo e vi lasciai cadere un desiderio, un piccolo desiderio egoista che m'era rimasto attaccato al mantello. Mi sedetti, la schiena contro il legno lavorato da mani fatate.
Più in là, nell'ampia terrazza fiorita, una coppia stava ballando, inutili tamarri senza decoro. Decisi di ignorarli e andai a sbollire nella piscina degli elfi il fastidio di saper non corrisposto il desiderio di armonia tra cuore e mente, tra dentro e fuori, tra mondo e anima.
Sì.. ero decisamente noiosa, quel giorno.
martedì 28 agosto 2012
Il dolore degli altri
Giornata pesante, giornata di viaggi continui tra pianeti diversi e inospitali. Troppa polvere si è accumulata sul cuore e sulle scarpe, una polvere sottile e appiccicosa che neanche una lunga doccia è riuscita a scuotere del tutto di dosso.
Mi cambio, mi accomodo sulla sedia in terrazzo, così sono sopra ai tetti e sopra alle teste e sopra ai cuori che soffrono.
Scrivo un post per il blog di Astral Dreams, domani si inaugura la nuova land e mi piace che sia più piccina, mi sembra meno... commercial. L'ispirazione viene presto, il compito è semplice e le parole scivolano fluide.
Chiudo il post.
Mi tuffo nella musica lounge che qualcuno ha scelto per me. Fra poco sarà ora di spogliarsi e infilarsi nel letto, cercando la complicità di un qualche dio del sonno. La maschera no, non la toglierò, ho ancora bisogno di nascondermi dalla sofferenza degli altri. Ancora un po'.
venerdì 3 agosto 2012
Addio, Sidhe
Avevo ereditato un carico di pensieri pesanti, quella sera. Dovevo liberarmene, e non sarebbe stato semplice. Una discesa agli inferi non sarebbe bastata, ci voleva qualcosa di più fine, più coinvolgente, più leggero. Un indirizzo, in fondo alla tasca: un biglietto con le coordinate di un posto che mi ripromettevo di frequentare più spesso. Promesse rimandate quasi sempre, per i più diversi motivi tutti validi e tutti così poco validi...
Un click al teleport, con un presentimento oscuro. Il ricordo di una notecard arrivata fra tante, un ricordo confuso, e la brutale chiarezza dell'evidenza: solo una distesa verde, dove una volta c'era un centro termale, una cascata con alcune favolose sedute per la meditazione, un discreto mall dove ho fatto alcuni acquisti leggermente piccanti, una piazza per incontri, giochi, balli. La solita land? Non esattamente.
Ma... non importa, perchè non c'è più.
Addio, Sidhe.
mercoledì 1 agosto 2012
Succede, ma io ho bisogno di pensarlo
Qualche volta accade, che la musica non funzioni. Niente colonna sonora, emuli di Morricone tutti in ferie, o semplicemente il nuovo viewer, oppure qualcosa nella grid oppure non lo so ma mi sono stufata di cercar di capire.
Rimangono allora i rumori d'ambiente. Li senti, magari per la prima volta, in questo caso è lo sciabordio dell'acqua sotto la palafitta che al momento mi fa da casa. Ti metti in ascolto, e dopo poco anche un altro rumore comincia, sommesso e discreto ma continuo, e sono i tuoi pensieri che si affacciano e arrivano a ondate seguendo il ritmo del mare e li lasci andare perchè tanto ritornano e speri solo che tornino più ordinati. O che si decidano a fare silenzio, loro.
C'è qualcuno che ama farsi bello con i propri pensieri, e li usa come ornamenti. A me sono essenziali più degli occhiali per un miope. Mi servono per leggere la realtà, qualsiasi essa sia, mi servono per respirare il mondo, mi servono per sopravvivere. Un respiro, un pensiero. Qualche volta due.
Succede, ma io ho bisogno di pensarlo. E più succede, più ho bisogno di pensarlo. Pensare è assorbire, analizzare, ricomporre senza anestesia. Pensare fino allo sfinimento, finchè anche l'ultimo gemito dell'ultimo pensiero si perde nel silenzio, e torna solo il rumore dell'acqua.
Viene anche meglio, dopo una scopata senza impegno.
giovedì 12 luglio 2012
Il primo passo di danza
La sensualità della danza irretì la mia anima gitana. Il fiume di sentimenti e passione ruppe gli argini in cui l'avevo costretto, e tutto ritornò.
Mi aveva chiesto di aspettare a visitare quel posto, di aspettare che ci fosse anche lui. Non aveva mai fatto una simile richiesta, per cui, già con un piede dentro, accettai e attesi.
Forse era nulla più che una richiesta del momento, o forse sapeva che lì, in quel posto e non in un altro, il mio cuore si sarebbe ripresentato al suo cospetto.
Così fu, e glielo consegnai al primo passo di danza.
Mi aveva chiesto di aspettare a visitare quel posto, di aspettare che ci fosse anche lui. Non aveva mai fatto una simile richiesta, per cui, già con un piede dentro, accettai e attesi.
Forse era nulla più che una richiesta del momento, o forse sapeva che lì, in quel posto e non in un altro, il mio cuore si sarebbe ripresentato al suo cospetto.
Così fu, e glielo consegnai al primo passo di danza.
sabato 16 giugno 2012
Non aprite quella porta.
Raccolgo il cuore e accarezzo la penna. Socchiudo appena la porta del cuore, ed un fiume irrompe. Allora la chiudo e mi ci appoggio con le spalle per chiuderla bene, per serrarla proprio. Ho cambiato idea. Perchè non voglio emozioni, le emozioni sono una rottura di poseballs e non fanno che confondere la mente. Già ne posso usare solo metà, di mente, visto che è in comproprietà, figurarsi se posso lasciarla preda di sbalzi neurochimici.
Suppongo che sia ora di svegliarsi, ora di prendere in mano lo zaino e partire di nuovo. E' ora di guardare in faccia la realtà che le passioni hanno velato, e del velo di Maya chissenefrega.
Parto, mi faccio violenza stringendo i pugni, per non voltarmi indietro. Vado avanti e avanti, finchè le città si diradano, i boschi si ritirano, arriva il deserto. Avanzo ancora, finchè la distesa di sabbia è dietro e me e davanti a me. Allora comincio a scavare tante piccole fosse, una per ogni ricordo, una per ogni battito. Pensavo di diventare più leggera, e finchè resto chinata a fare buchi e a riempirli di emozioni, sembra funzionare. Ma quando ho finito, quando ho cacciato anche l'ultimo residuo di ricordo nella sua tomba, con rabbia e violenza e frustrazione, cerco di alzarmi. Non posso farlo, perchè la sabbia che ho tolto per fare le fosse è finita nelle mie tasche e ora mi tiene a terra, agganciata al suolo.
Non mi resta che stendermi sulla schiena, faccia in su. E' diventato buio, ormai, e le stelle sembrano incredibilmente lontane. Sotto di me, i battiti continuano flebili, nella sabbia i ricordi palpitano ancora, debolmente. Sarà una lunga notte.
Suppongo che sia ora di svegliarsi, ora di prendere in mano lo zaino e partire di nuovo. E' ora di guardare in faccia la realtà che le passioni hanno velato, e del velo di Maya chissenefrega.
Parto, mi faccio violenza stringendo i pugni, per non voltarmi indietro. Vado avanti e avanti, finchè le città si diradano, i boschi si ritirano, arriva il deserto. Avanzo ancora, finchè la distesa di sabbia è dietro e me e davanti a me. Allora comincio a scavare tante piccole fosse, una per ogni ricordo, una per ogni battito. Pensavo di diventare più leggera, e finchè resto chinata a fare buchi e a riempirli di emozioni, sembra funzionare. Ma quando ho finito, quando ho cacciato anche l'ultimo residuo di ricordo nella sua tomba, con rabbia e violenza e frustrazione, cerco di alzarmi. Non posso farlo, perchè la sabbia che ho tolto per fare le fosse è finita nelle mie tasche e ora mi tiene a terra, agganciata al suolo.
Non mi resta che stendermi sulla schiena, faccia in su. E' diventato buio, ormai, e le stelle sembrano incredibilmente lontane. Sotto di me, i battiti continuano flebili, nella sabbia i ricordi palpitano ancora, debolmente. Sarà una lunga notte.
sabato 9 giugno 2012
La passione non si compra al kilo.
Questo non era un vampiro. Sembrava uno più o meno normale. Niente denti aguzzi, calice di vino rosso invece che sangue. Non mi ricordavo dove l'avevo conosciuto, e poichè non me lo ricordavo, probabilmente l'avevo conosciuto in un'occasione di quelle che si scordano volentieri.
Ad ogni modo, mi ha immato nel corso di una serata noiosa, mi ha invitata per il bicchiere di vino di cui sopra e ho accettato, anche perchè nel frattempo speravo di ricordare qualcosa di lui. Di solito quelli proprio inutili li cancello subito, ne trangugio pure la memoria come mantide religiosa, se era rimasto qualche motivo poteva esserci.
Mi sono allungata con garbo sul bel divano scuro, nel suo salotto elegante e lui si è ritenuto in dovere di partire con la storia del blog: poichè scrivo, e scrivo bene, allora significa che sono una persona profonda, e avanti con le melensaggini, a cercar di farmi credere che prime delle tette guarda il QI.
A meno che non intendesse dire persona profonda ma gola profonda, ora che ci penso... il che si presta ad ambiguità sconce, ma degne di lui, osservando a posteriori (che non vuol dire osservandogli il posteriore)
Ad ogni modo, ha tentato ancora un paio di altri pseudo-intellettualismi e poi ha allungato le mani. Brevissimi preliminari, non ha perso tempo per arrivare dove si può immaginare, ma una sveltina ci poteva pure stare e ho fatto la rima. Non era rima baciata, però. Il bacio è coinvolgimento. E poi le puttane non baciano, mi hanno sempre insegnato.
Insomma, ginnastica e via, voleva condurre lui i giochi e glielo lasciavo fare, ma solo a metà: di uomini che possono possedermi completamente, uomini che hanno la mia mente e il mio corpo e avrebbero anche il mio cuore se ne avessi uno, di uomini così ce n'è uno solo, forse due, e non era lui nè l'uno nè il due. E comunque ce n'è uno, anzi forse nessuno.
Ma torniamo a lui. Insomma, eravamo lì fra il suo divano e il suo tappeto, un po' mollavo un po' resistevo, un po' prendevo il joystick (azz...volevo dire il menù, che lapsus
). Allungava le mani, mi offrivo senza pudori inutili a quel piacere, neanche troppo sottile. Il vezzo di qualche ritrosia ogni tanto, poi ho cominciato a capire: stava cercando di sopraffarmi.
Mi voleva conquistata. Non mi voleva conquistare, non ne era capace. Mi voleva già conquistata, adorante ai suoi piedi per chissà quale sconosciuta e invisibile qualità ultraterrena.
Convinto di essere irresistibile, alla mia ennesima risata di sano divertimento mi ha ripresa con cipiglio severo: "Attenta, che con me ti innamori"
Neanche fosse stato il primo a provarci. Il mio problema è che trovo talmente sconce (ops, è la seconda volta che uso questa parola in poche righe) queste banalità da soap opera... non riesco a non riderne, il che non è sempre apprezzato, me ne rendo conto. Aveva cercato di sedurmi con il vino, ma l'alcol lo reggo bene anche quando è autentico, figurarsi quello di pixel...
Probabilmente nel tentativo di riprendere contegno, all'improvviso mi ha circondato la vita con un braccio, mi ha baciato furiosamente il collo, ha estratto un coltello e me l'ha puntato alla pancia
Mi sono bloccata, ma è durato un attimo e gli ho rivolto un'occhiata beffarda: come pensava di farmi paura se la cosa peggiore che poteva capitarmi era risvegliarmi in casa mia dopo qualche minuto di buio? E poi io non ho paura del buio.. al massimo paura del black out, o della perdita di connessione, quelli sono rischi mortali, per noi avatar
Quasi disperato, ha gettato il coltello e ripreso il corpo a corpo, con una veemenza che finalmente ha avuto ragione del mio mentalismo e mi ha regalato un orgasmo decente. Si è lasciato cadere al mio fianco, ne ho approfittato per riprendere i vestiti. Mi ha guardato indispettito, cominciando a blaterale di passione e cose del genere. Gli ho sorriso educatamente, non volevo essere scortese, e sorridendo l'ho mandato a quel paese. Con gentilezza, ma senza perdere tempo a spiegargli che la passione non si inventa, e l'amore men che meno, e che parlare di amore in SL è al 90 per cento riempirsi la bocca di miele importato. A spiegargli che comunque, anche senza amore e senza passione, ogni tanto la ginnastica sulle palline viene proprio bene, e ci si diverte, ma che tutto il di più ha a che fare con la testa, e se non c'è incontro di testa, non c'è proprio incontro di cuore, figurarsi di anima, e quindi in definitiva non c'è incontro di persone. L'emozione non nasce dalle poseballs, l'emozione nasce dalla chimica di due menti che si fondono, fosse pure per pochi istanti, e si fondono attraverso le parole e i silenzi e le pause tra una battuta e l'altra, fino a diventare una canzone a due voci senza alcuna stonatura, nell'accordo perfetto dei tasti che battono, sempre più leggeri.
Non succede a comando. La passione non si compra nei freebies, a differenza di qualche poseballs.
Mi ha tolto l'amicizia. Sono colpevole di non averlo gratificato con adorante riconoscenza, di non avergli promesso amore eterno in cambio del suo cazzo di pixel, di non avergli nemmeno detto che comunque è un amante perfetto e solo con lui ho capito cosa vuol dire passione. Ho commesso il peccato di non innamorarmi del nulla che mi offriva. Un'altra tacca da aggiungere, nella lista dei miei peccati.
Ad ogni modo, mi ha immato nel corso di una serata noiosa, mi ha invitata per il bicchiere di vino di cui sopra e ho accettato, anche perchè nel frattempo speravo di ricordare qualcosa di lui. Di solito quelli proprio inutili li cancello subito, ne trangugio pure la memoria come mantide religiosa, se era rimasto qualche motivo poteva esserci.
Mi sono allungata con garbo sul bel divano scuro, nel suo salotto elegante e lui si è ritenuto in dovere di partire con la storia del blog: poichè scrivo, e scrivo bene, allora significa che sono una persona profonda, e avanti con le melensaggini, a cercar di farmi credere che prime delle tette guarda il QI.
A meno che non intendesse dire persona profonda ma gola profonda, ora che ci penso... il che si presta ad ambiguità sconce, ma degne di lui, osservando a posteriori (che non vuol dire osservandogli il posteriore)
Ad ogni modo, ha tentato ancora un paio di altri pseudo-intellettualismi e poi ha allungato le mani. Brevissimi preliminari, non ha perso tempo per arrivare dove si può immaginare, ma una sveltina ci poteva pure stare e ho fatto la rima. Non era rima baciata, però. Il bacio è coinvolgimento. E poi le puttane non baciano, mi hanno sempre insegnato.
Insomma, ginnastica e via, voleva condurre lui i giochi e glielo lasciavo fare, ma solo a metà: di uomini che possono possedermi completamente, uomini che hanno la mia mente e il mio corpo e avrebbero anche il mio cuore se ne avessi uno, di uomini così ce n'è uno solo, forse due, e non era lui nè l'uno nè il due. E comunque ce n'è uno, anzi forse nessuno.
Ma torniamo a lui. Insomma, eravamo lì fra il suo divano e il suo tappeto, un po' mollavo un po' resistevo, un po' prendevo il joystick (azz...volevo dire il menù, che lapsus
Mi voleva conquistata. Non mi voleva conquistare, non ne era capace. Mi voleva già conquistata, adorante ai suoi piedi per chissà quale sconosciuta e invisibile qualità ultraterrena.
Convinto di essere irresistibile, alla mia ennesima risata di sano divertimento mi ha ripresa con cipiglio severo: "Attenta, che con me ti innamori"
Neanche fosse stato il primo a provarci. Il mio problema è che trovo talmente sconce (ops, è la seconda volta che uso questa parola in poche righe) queste banalità da soap opera... non riesco a non riderne, il che non è sempre apprezzato, me ne rendo conto. Aveva cercato di sedurmi con il vino, ma l'alcol lo reggo bene anche quando è autentico, figurarsi quello di pixel...
Probabilmente nel tentativo di riprendere contegno, all'improvviso mi ha circondato la vita con un braccio, mi ha baciato furiosamente il collo, ha estratto un coltello e me l'ha puntato alla pancia
Mi sono bloccata, ma è durato un attimo e gli ho rivolto un'occhiata beffarda: come pensava di farmi paura se la cosa peggiore che poteva capitarmi era risvegliarmi in casa mia dopo qualche minuto di buio? E poi io non ho paura del buio.. al massimo paura del black out, o della perdita di connessione, quelli sono rischi mortali, per noi avatar
Quasi disperato, ha gettato il coltello e ripreso il corpo a corpo, con una veemenza che finalmente ha avuto ragione del mio mentalismo e mi ha regalato un orgasmo decente. Si è lasciato cadere al mio fianco, ne ho approfittato per riprendere i vestiti. Mi ha guardato indispettito, cominciando a blaterale di passione e cose del genere. Gli ho sorriso educatamente, non volevo essere scortese, e sorridendo l'ho mandato a quel paese. Con gentilezza, ma senza perdere tempo a spiegargli che la passione non si inventa, e l'amore men che meno, e che parlare di amore in SL è al 90 per cento riempirsi la bocca di miele importato. A spiegargli che comunque, anche senza amore e senza passione, ogni tanto la ginnastica sulle palline viene proprio bene, e ci si diverte, ma che tutto il di più ha a che fare con la testa, e se non c'è incontro di testa, non c'è proprio incontro di cuore, figurarsi di anima, e quindi in definitiva non c'è incontro di persone. L'emozione non nasce dalle poseballs, l'emozione nasce dalla chimica di due menti che si fondono, fosse pure per pochi istanti, e si fondono attraverso le parole e i silenzi e le pause tra una battuta e l'altra, fino a diventare una canzone a due voci senza alcuna stonatura, nell'accordo perfetto dei tasti che battono, sempre più leggeri.
Non succede a comando. La passione non si compra nei freebies, a differenza di qualche poseballs.
Mi ha tolto l'amicizia. Sono colpevole di non averlo gratificato con adorante riconoscenza, di non avergli promesso amore eterno in cambio del suo cazzo di pixel, di non avergli nemmeno detto che comunque è un amante perfetto e solo con lui ho capito cosa vuol dire passione. Ho commesso il peccato di non innamorarmi del nulla che mi offriva. Un'altra tacca da aggiungere, nella lista dei miei peccati.
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