venerdì 1 luglio 2011

Omaggio al Gusto

No, non è un post enogastronomico, c'è poco da fare, non esiste ancora una seconda dimensione per il gusto del mangiar bene e del ben bere. Ora che ci penso, riuscire a fare un intero post sull'enogastronomia di SL... sarebbe impresa da premio Pulitzer 
E' invece un post improprio e temporaneo, nel senso che è un pezzo che ho scritto per SL Crazy Press e destinato a ben altri lidi che a uno sconosciuto diario personale. Però i giorni passano, non ho ancora avuto indicazioni precise e quindi per intanto ho deciso di posteggiarlo qui, perchè almeno qualcuno lo veda e non perchè mi interessi avere tanti followers (ops... non ho attivato la finestrella... poi lo faccio )
No, ho deciso di postarlo perchè penso che meriti di essere conosciuto quello di cui parlo, le persone che hanno realizzato quello che io ho goduto: un piccolo pezzo di SL8 tutto italiano, e mi dispiace solo di non aver visto il resto... 







A SL8, The Italian Taste

Lo si respira nell’aria, l’Italian Taste, quel gusto tutto italiano per il bello, quel mix di creatività,
condivisione, passione e divertimento che trasporta in SL una delle dimensioni più belle del nostro Paese. 
Atterro finalmente nel quadratino dedicato di quella Samarcanda che è SL8. C’avevo provato il giorno dell’inaugurazione, ma tra la regione piena e i crash (sarà la versione nuova del viewer?) mi ero dovuta accontentare delle puntuali cronache sul blog. Ora invece ci sono, e posso gustarmi l’installazione in tutta calma, salutata dalle imponenti figure femminili, un po’ mannequins un po’ matriarche. È imprevedibile questa composizione, finemente dissacrante come le cornici che non incorniciano, ma che sembrano piuttosto messe lì come porta tra una dimensione e l’altra. Faccio sit, e il risultato non è il classico ritratto-sopra-il-caminetto ma una posa plastica che sbilancia e costringe ad aprire le ali della mente, che costringe a mettersi per traverso, e allora il di-qua-di-là non ha più soluzione di continuità.
È largamente simbolica, questa composizione, nelle colonne che sorreggono il Nulla e sono poggiate sul Nulla, e tuttavia per questo svolgono ancora meglio la funzione di puntare all’alto. È raffinata, come il risultato d’insieme nelle sfumature del verde, chiaro come la trasparenza d’intenti dei suoi creatori.
Nato per riunire in un’esperienza creativa diversi talenti della SL italiana, il gruppo The Italian Taste riunisce marchi diversi come *Les Petit Details*, *Solidea Builder folies*, Wap Design, Italica Interior design, AD Creations. E’ ormai un’esperienza consolidata e ramificata, con un blog dedicato, e un flickr.

Approdato nella prestigiosa sede di SL8, The Italian Taste ne fa una vetrina per il proprio Manifesto, custodito nello scrigno prezioso che ammicca al centro dell’installazione, dove il visitatore è invitato a depositare il suo C’era Domani: sogni, progetti e fantasie.. per usare le parole degli ideatori  "C'era domani... non è un sogno, forse è una speranza... Ma è indubitabilmente la nostra quotidianità nel metaverso. Attraverso il nostro lavoro di creativi e attraverso SL noi viviamo ogni giorno il nostro "domani". [...] Il nostro "C'era Domani..."  dovrebbe essere composto di tutte queste cose insieme.... arte, ispirazione, natura, amore, condivisione, alta tecnologia. Siamo felici di condividere con SL8 la nostra visione, magica, del futuro ...
E il vostro "C'era domani... " qual è?"
Nel mio, c'è anche questo: il desiderio di vedere sempre più persone che si incontrano, con contemporanea profondità e leggerezza, come il demone nero con la ballerina punk a testa in giù su una cornice vuota…




PS: mi sembra doveroso riportare i credits per l'installazione a SL8
C’era Domani … Collaborative Art Installation from and idea of The Italian Taste Team: Aliza Karu, MarkWD Helendale, Mila Tatham, Rodroguez Imako, Nevery Lorakeet, Trilly Sands, Kristina Ferraris
Concept By The Italian Taste Team
Mannequine by Aliza Karu, Mila Tatham, Nevery Lorakeet, Trilly Sands
Building and Decors By MarkWD Helendale with the collaboration of Rodroguez Imako, Aliza Karu & Nevery Lorakeet













giovedì 30 giugno 2011

In una scatola di ferro da qualche parte nello spazio

Arrivai a Innsmouth, non so come. Delle coordinate su un pezzo di carta da riciclo, credo. Atterrai nel buio, vicino ad una baracca di lamiera dall'esilarante nome di Paradiso. Poco altro intorno, ero all'interno di una piccola luna, simile alla mia. Avevo messo apposta la tenuta da esplorazione, non volevo trovarmi impreparata. I nuovi anfibi di Aliza erano super confortevoli, e i dettagli civettuoli dei bottoni colorati mi rimandavano una piacevole parte di identità femminile. Donna, forte, senza essere guerriera per forza: così mi piaceva sentirmi, in quel momento. Tre destinazioni di TP occhieggiavano dai cartelloni: una prometteva la Innsmouth storica, una l'abbazia, una terza prometteva Serenity, ma mi accorsi ben presto che non si trattava di uno stato d'animo, quanto piuttosto di... un veicolo spaziale. L'idea di chiudermi in una scatola di metallo non mi piaceva per nulla, per cui rimasi indecisa tra le altre due. D'istinto scelsi l'abbazia. Però sbagliai TP, e mi trovai nella pancia della Serenity Firefly 
Tanto valeva... ormai ero lì. Decisi di esplorarla. Benchè complessivamente gigantesca, gli spazi interni erano angusti e bisognava fare attenzione ai movimenti, per non finire con la testa oltre la parete o in qualche tubo.
Le porte di metallo erano numerosissime, si aprivano e chiudevano con un rumore inconfondibile di solitudine. Entrai in una saletta, dove tappeti gialli e rossi e divanetti cercavano inutilmente di dare una sensazione di accoglienza, contrastati dalla trascuratezza e da pesanti linee di ruggine ai bordi delle lamiere. Apparentemente era la sala d'aspetto di un'infermeria, piuttosto inquietante.
In un lungo corridoio, piccoli sportelli si aprivano da entrambi i lati, lasciando intravedere ciascuno delle scale ripide di ferro. Ne scelsi uno, e scesi in quello che evidentemente era il dormitorio.
Le cuccette erano spoglie e confortevoli come un ghiacciolo in schiena d'inverno, per cui non mi trattenni molto. Dovendo proprio riposare, meglio l'amaca in sala macchine.
Giunsi finalmente in una zona, credo riservata agli ufficiali... sembrava lusso puro, in confronto al resto, benchè le sedie spaiate narrassero di un'estemporaneità pellegrina e senzatetto. La cambusa era ben fornita, e ne approfittai.  Conviene sempre farlo, quando non si possiede una dispensa propria, non si sa mai quando ricapiterà l'occasione... 
Con un paio di altri giri, ormai assolutamente priva di orientamento, arrivai alla plancia di comando. Tanto era soffocante il claustrofobico corpo dell'astronave, tanto era aperto il suo occhio sull'infinito. Per un attimo mi mancò il fiato, come quando d'improvviso si spalanca la finestra e troppa aria ci investe. Poi mi spinsi fin alla punta della prua, e sembrava di stare sospesi nell'eterno spazio. Incantata, non riuscivo a muovermi e non ne avevo la minima intenzione. Rimasi lì per un bel po', poi decisi che era il momento di tornare al mondo. Presi la porta diversa da quella da cui ero entrata, convinta di percorrere altri corridoi lunghi e stretti ma... mi trovai in un gabinetto. Ne approfittai per una prosaica seduta con riflessione esistenziale su dilemmi metafisici.
Entrò Xia, salutò gentilmente, mi disse che stava facendo un giro. Era carina, ma io improvvisamente mi sentii come un genitore in coda a Disneyland sotto il sole di un cocente pomeriggio estivo 
Cliccai sulla magica X e mi misi a dormire.


PS: se volete andarci pure voi, questo è lo SLURL : http://maps.secondlife.com/secondlife/Innsmouth/130/134/674






sabato 25 giugno 2011

Santo Lag e don Crash



Due piccoli mali affliggono i residenti di SL, fastidiosi come il pezzetto di insalata che rimane fra i denti prima di una riunione di lavoro o durante una cena romantica (vabbè ma così imparate a ordinare sempre insalatine,  inseguendo sciocchi stereotipi salutistici che in certe occasioni potrebbero essere ignorati ).
Per tornare ai nostri mali, queste emorroidi virtuali si chiamano LAG e CRASH. Non ne darò una descrizione tecnica, per la quale rimando ai vari wiki, ma piuttosto una descrizione fenomenologica, con l'intento di trovare il significato esistenziale di questi eventi critici. Sono convinta infatti che in ogni cosa o evento o persona ci sia un lato positivo. E' il principio di Pollyanna, lo so, ma finora ha funzionato quasi sempre.
Per quanto riguarda il primo fenomeno, il Santo Lag, esso dipende da molti fattori, può essere questione individuale o di gruppo, un po' come la psicosi. In effetti si potrebbe parlare di psicosi da lag, che talvolta assume dimensioni collettive, specialmente in occasione di eventi. Poco male, comunque: un qualsiasi niubbo impara velocemente a non cambiarsi d'abito o di capelli in zone laggose, o durante una festa affollata, pena una nudità imbarazzante anche da bamboli   Ora che ci penso... quanto è sociologicamente interessante il bisogno di sentirsi in ordine... merita ulteriori riflessioni.
Ma andando oltre, fra gli esiti del lag possiamo annoverare l'impossibilità di ballare con il/la propria/o bella /o, una visione grigia e rarefatta del mondo, un anormale ritardo tra pensiero e azione che permette di fare SIT, andare a prendere un caffè (al bar in piazza, non in cucina), fare il giro dell'isolato, tornare e trovarsi ancora in piedi. Uno dei rimedi consigliati è quello di girare nudi, calvi e scalzi come mamma Linden ci ha fatti. Ma oltre a essere poco efficace, un metodo come questo pone il problema supplementare del curare, a quel punto, le frustrazioni di gnokke e gnokki che hanno perso giorni per sistemare ogni singolo prim della loro capigliatura...
Certo che... a questo proposito... ricordo alcune cacce agli Xploder con l'abbigliamento ridotto all'osso, ad attendere che il maialino o il sacchetto o il vaso di linden si decidessero a comparire... bei tempi andati! 
E' vero che il lag può risultare irritante, tuttavia può aiutare a riscoprire un significato al di là delle apparenze. E' la tesi della Setta del Lag, geniale accolita di seguaci che "scruta i suoi misteri per conoscerlo e apprendere il suo inappellabile disegno...". Sono davvero fantastici, questi discepoli convertiti alla via della lentezza, documentano le diverse manifestazioni del Lag con la scrupolosità di monaci miniaturisti. Il Lag è soprannaturale, lungi dall'essere semplice sintomo di questioni tecniche, è messaggio dalla portata cosmica che indica un destino misterioso. La pazienza è la via mistica che condurrà all'illuminazione, ricordatelo, avatar di ogni mondo virtuale!
Benchè abbia qualche tratto in comune, il Crash è fenomeno diverso e comporta la rottura dell'immersività. A nulla vale schiacciare furiosamente i tasti del mouse, il crash ti sorprende nel mezzo di una chiacchierata interessante e ti accorgi ad un certo punto di parlare da solo, il che può essere un utile esercizio di autoriflessione ma santo cielo proprio ora che mi stava per dare il suo numero di cellulare...
Il crash ha una componente puritana in puro stile vittoriano, è lo strumento di censura più crudele che sia stato inventato nel Metaverso. Provare per credere: se vi trovate su palline di coppia, la probabilità di un crash sale in misura proporzionale alla sconcezza di quello che state facendo e naturalmente al coinvolgimento...
Il problema è poi rientrare, se non avete settato Home in luogo realmente privato... 
Il crash in teoria dovrebbe essere meno frequente del Lag, dato un sistema che coincida con i requisiti fissati dalla LL. Ma le cose non sono così semplici, anche qui c'è una multifattorialità interveniente. A me capita spesso, ultimamente, il crash, ed ho il sospetto che c'entri qualcosa la nuova versione del Viewer... mi par di capire che non sono la sola a soffrirne, e sono stata per giorni a struggermi nella ricerca di una spiegazione. Perchè nelle piccole o grandi disgrazie umane, il problema non è l'evento in sè, quanto la spiegazione che ci diamo dell'evento. Un evento senza spiegazione turba molto di più, non siamo preparati a convivere con l'insicurezza. Insomma, scartabellavo blog e wiki e forum, confrontavo parametri, dati tecnici e numeri ostrogoti... senza cavare un ragno dal buco, nè sangue dalla rapa. Stavo per concludere che non ci sono più le mezze stagioni, e non c'è più neanche la SL di una volta, quando.... ho trovato. Un brillante quanto irritato compagno di sventura, dall'altra parte del mondo ha filosoficamente notato che probabilmente c'è un disegno dietro tutto questo.... un disegno per cui lo spirito paternalistico della LL si preoccupa della nostra salute ed ha inventato il crash come terapia per la SL addiction.... non è fantastico, sentirsi così protetti?  e c'è chi parla di sordo sistema dittatoriale..... ingrati 






domenica 5 giugno 2011

Mi si era impolverato l'avatar. Per fortuna c'è Aliza.

Mi si era impolverato l'avatar .  Mi sentivo addosso la polvere, e non era la polvere viva dei viaggi, o dei lavori di fatica. Era la polvere che, mista all'odore acre della muffa, allaga le narici quando si raggiunge una cantina immobile nel tempo, un fossile sepolto in una caverna. Ecco, era più o meno quello che sentivo di essere diventata, negli ultimi tempi: un'ombra di me, una reliquia per nulla venerabile . Ne avevo lo stesso, sottile disgusto. Era polvere contaminata, inquinata. In una confusione di piani avevo annacquato la mia anima vagabonda, che ora stava soffocando con le invisibili catene delle nostalgie inutili.
Con una picconata disseppellii il mio orgoglio e decisi di andare 
Decisi di ricominciare da una boutique: quale modo migliore per scrollare malumore grigio e immobilismo? 
Però mi serviva qualcosa di particolare, non i soliti posti da gnocca ordinaria, talmente gnocca e talmente ordinaria che non ti ricordi chi è neanche se ce l'hai davanti... 
Mi serviva qualcosa con l'anima e con le palle (ho detto palle, non poseballs  ). Aliza Karu: il suo stile era perfetto. Aveva l'ambivalenza cucita negli orli delle gonne, dolcezza e crudeltà sotto il bavero delle giacche, creatività, angoscia, leggerezza e sofferenza nei bottoni. Sì,  dovevo partire da lì.
Mi tippai nella casa di bambole dove espone le sue creazioni.
Un'improvvisa sensazione di fuori-scala mi ridonò la curiosità che cercavo. Le scale di legno all'ingresso erano enormi. Entrai piano in quella grandissima casa, mi sentivo piccola piccola. Una casa di bambole. Ma di bambole giganti, e mi sentii come Gulliver a Brobdingnag. O come Alice nel Paese delle Meraviglie, quando cominciai a provare tutti i misteriosi marchingegni di cui la Casa era piena...



Il carillon... metafora e sintesi perfetta di quel sentirsi manichini, bambole guidate da fili e meccanismi di cui altri hanno le chiavi...




Burattini appesi, in perenne attesa di qualcuno, sospesi fra la noia e le convenzioni. E poi il letto enorme, grandissimo, dove il sonno può essere popolato solo da incubi e mostri. Meglio lo spazio più contenuto del comodino, con un cassetto che sembra lasciato aperto apposta per le piccole anime di passaggio. Ops! Stavo per scrivere animelle... 




Gode di una bella vista, comunque, dalla sua scrivania, la signora Karu. Il mare quella notte aveva riflessi magici. Tirai un sospiro di sollievo. La mia SL era tornata.


PS: Alla fine ho preso il Punk Sweet Lace Dress, e gli stivaloni. Le calze, fantastiche, erano già nella scatola.  Solo i capelli non sono i suoi, per il momento ho tenuto i Zowie-Caramel di !SyDS!HAir. Mi dispiaceva un po', andare a strapparglieli 



venerdì 13 maggio 2011

Ho ancora bisogno delle mie corazze

Stavo cercando nell'inventory qualcosa da mettere. Insoddisfatta, come ogni volta che apro l'armadio e nulla si intona, e guardi e riguardi le maglie gli abiti le camicie e a furia di guardarli gli occhi diventano tarme che consumano nel tentativo di individuare quel dettaglio, quella sfumatura che ti permetta di riconoscerti. 
Ho scorto un abito color luna, lungo e impalpabile, con trasparenze raffinate. L'ho lisciato con la mano, mi ha restituito dolcezza. L'ho ripiegato con cura e riposto. Non era lui. 
Ho preso invece un maglione grosso e ruvido come un abbraccio autentico, e l'ho infilato senza pensarci neanche. Ho allacciato la cintura di cuoio ai pantaloni e messo i piedi al riparo in un paio di vecchi comodi robusti ugg. Ho sistemato il piercing con lo scorpione sull'ombelico. Quello sta con me. E' caldo come il maglione.
Sì, ho ancora bisogno delle mie corazze...


domenica 1 maggio 2011

Come una madeleine

Stavo mettendo in ordine i LM. Verificavo una per una quelle sequenze di numeri, come tante coordinate di sogni altrui costruiti prim dopo prim, alcuni più resistenti, altri ormai svaniti nelle nebbie. Passavo con metodica indifferenza o con piccola nostalgia da negozi che ormai erano magazzini vuoti, a land perfettamente conservate, a città intere rase al suolo e ridotte a distese di sabbia bianca. C'est la vie, mi ripetevo, sfoltendo man mano la rubrica degli indirizzi. Tutto passa. Rivedevo angoli familiari, e ognuno mi rimandava un volto, una parola, un momento.
Me ne stavo così, mangiucchiando una madeleine dopo l'altra, quando sono arrivata a Light Sorcery, un curioso negozio da apprendista stregone. Ecco... a quel punto la madeleine mi è andata per traverso. Un ricordo inaspettato, ma soprattutto un'emozione che si è fatta di nuovo viva e presente, violenta. Perchè il ricordo di un'emozione non è ancora emozione, ma talvolta il ricordo rigenera, e non è sempre creatura bella.
Si atterra all'imbocco di un ampio locale, ed esattamente lì ero atterrata poco più di un anno fa. 370 giorni fa, credo, per la precisione, qualcuno più qualcuno meno. Ci sono atterrata ieri - la combinazione delle coincidenze temporali! - e tutto il vissuto di quelle giornate lontane mi è corso incontro a velocità incredibile. Non sono riuscita a schivarmi in tempo, mi ha investito l'onda dei ricordi, mi si è sovrapposta l'immmagine della grande caverna che sta dietro il negozio e una sottile angoscia ha cominciato a crescere. 
Bellissima, assolutamente da visitare, eppure a me tremenda, luogo di penosissime  confidenze che mi avevano tramortita, quasi uccisa. Luogo di un dialogo dove ogni parola era una scheggia di selce che mi incideva le carni, sempre nello stesso punto, sempre più a fondo, e il sorriso che mi restava era solo il segno di una cicatrice.  Il dolore mi era rimasto impresso per lungo tempo, quasi pietrificato con me nella roccia della grotta. Non appena mi era stato possibile riprendere il controllo di me, rimasta sola, mi ero allontanata in tutta fretta e fino a ieri ero convinta di aver pure buttato il biglietto per arrivarci.
Non ce l'ho fatta a entrare, sono rimasta immobile all'imbocco di quella grande cavità dove i residui della mia pena continuavano a trascinarsi, sembrava avessero aspettato  solo il mio ritorno, per tutto quel tempo, per riprendermi in sulfurei abbracci.  
Ho girato i tacchi e mi sono diretta verso il negozio di stregonerie, pieno di tante piccole cianfrusaglie deliziose dietro alle quali mi sono persa per un po', annacquando l'amarezza. Una scala a chiocciola porta all'attracco di una mongolfiera. E' la parte della land di Jopsy Pendragon che non sono riuscita a visitare l'altra volta. Stavolta invece sono salita sulla mongolfiera e mi sono lasciata accompagnare nel giro di questo posto ricco di ambienti diversi e ben costruiti. Ad un tempo timorosa dei ricordi ed incapace di lasciarli andare completamente, cercavo distrazione nelle piccole, spettacolari illusioni che animano il piccolo universo di Jopsy.
Sono entrata curiosa nel  Particle Laboratory, per un attimo ho avuto la tentazione di provare a comprendere almeno alcune di tutte le stregonerie che ci sono dietro ogni effetto speciale di SL. Per fortuna mi è passata presto, la pigrizia ha fatto il suo dovere, ha preso il sopravvento e mi sono diretta verso  il Castello delle Nuvole: luogo ideale per cospargere l'anima del balsamo incantato dove si miscelano  perfetta solitudine, musica e giochi di luce. Le sedie sono ampie ma un po' scomode, a dire il vero, avrei preferito qualche divanetto 
Come Giona, o Pinocchio, si può entrare nel ventre di una Balena e trovarsi direttamente nel cuore del ciclo vitale: è la Grotta delle Anime Perdute. Oddio, non è il massimo per recuperare la positività, ma è sicuramente una suggestiva fonte di riflessione 
Ho ripreso la mongolfiera, mi sono riempita i polmoni dell'aria limpida di quel cielo finto e così necessario e ho premuto un altro bottone. Ancora una destinazione, è un'intera sim... beh, il resto... scopritelo voi  
Qui la scorciatoia per arrivarci: http://maps.secondlife.com/secondlife/Teal/78/139/15








Il Castello delle Nuvole

La plancia della mongolfiera

In volo

Ancora al Castello delle Nuvole




La grotta delle Anime Perdute