venerdì 18 febbraio 2011

Ritorno a No Salvation

Ci sono tornata, a No Salvation. Da sola. Come se trascinare i piedi lungo i corridoi bui con le pareti coperte di muffa e nella melma verde dei canali lungo il cimitero, servisse a quietare il tormento dell'anima che non dà tregua. Come se inciampare nei resti dimenticati di sventurati ignoti persino a se stessi servisse a trovare il sentiero della vita. Come se rintronare la testa con il rintocco delle campane a morto potesse svuotare la mente dei suoi pensieri voraci.
Dopo aver vagato insensatamente fra rovine, zone paludose, sale di tortura, saloni sfarzosi e decadenti, sono arrivata alla balaustra ultima, a picco sul mare. Di fronte a me l'alba. Ecco la quiete. Ecco la vita. 




(pubblicato originariamente in data 28/10/2010)

Voglio dimenticare i miei confini

NO SALVATION. Era la destinazione di cui avevo bisogno. Sentivo il richiamo di quel nome disperato risuonarmi nell’anima, presi il teleport e partii. Ci misi un po’ prima di abituarmi all’oscurità del punto d’arrivo, ma prima ancora di vederle potevo sentire le grosse mura medievali per l’umidità fetida che emanavano. Ero in una cattedrale sconsacrata, una luce blu filtrava dalle finestre. Oltre, il mare.
Foto di mo_werefox
Persi molto tempo a perlustrare accuratamente l’interno, come se ogni pietra, ogni edera potesse rivelarmi il perché dell’essere. Unico angolo abitabile, un piccolo salone con un camino acceso. Mi abbandonai sul divano rosso, incurante di polvere e stagnazione. Rimasi così per un tempo incommensurabile, poi facendomi violenza mi alzai. Non volevo consumarmi nell’inedia, se dovevo finire doveva essere in un altro modo.
L’esterno era immerso in una  luce verde scuro che contagiava di tristezza. Mentre la solitudine mi straziava, ogni particolare sembrava accelerare la corsa verso l’annientamento. Tombe, mausolei, croci e urne, tutto era un’invocazione al nulla e un invito a raggiungerlo. Ebbi per un momento la tentazione di lasciarmi scivolare nella gelida acqua nera sotto di me, novella Ofelia, sotto lo sguardo implacabile dell’angelo della morte, tronfio dei suoi invariabili successi. Persino i numerosi piccoli papaveri rossi avevano perso il loro richiamo caldo e costellavano ora quel giardino tristo, come tante gocce di sangue rappreso.
Rientrai, anche se le rovine ormai avevano cancellato i confini tra dentro e fuori. Una sala ampia, la sala dei sacrifici. Quattro candele agli angoli di un altare, fra colonne e vetrate infrante a metà.
Mi stesi sul tavolaccio nero, pieno di grumi rossi e densi, appiccicosi. Per un momento mi lasciai andare completamente alla disperazione, confondendo le mie lacrime con la pioggia leggera che aveva iniziato a scendere. I rintocchi delle campane lasciarono il posto ad un durissimo gothic rock, e permisi alle note di rotolare come pietre sui pezzi della mia anima. Poi iniziò una ballad, la pioggia era cessata ma io non mi mossi dall’altare sacrificale. Un raggio di sole mi accarezzò, oltre la vetrata. Decisi che non era ancora arrivato il momento. Mi alzai, in mezzo alla grande sala catturata da una natura inselvatichita osservai un disegno misterioso sul pavimento. Mi accucciai e lo sfiorai con la mano. Il mio corpo prese vita ed iniziò a muoversi sinuosamente seguendo la musica. Sentivo la vita rientrare prepotentemente nelle mie fibre, catturare ogni angolo di me. Mi feci raggiungere da Patsy. Ballammo come possedute, senza sosta, senza aprir bocca, lasciando che fossero le intime vibrazioni delle nostre intimità a parlare. Ballammo, e ballammo ancora, e più lo sfinimento sano dei corpi arrivava, più le anime si liberavano, più ci si illudeva in una purificazione a venire. Eppure ballammo ancora, e quando altri arrivarono, noi ormai eravamo ombre pure perse nella notte.



(pubblicato originariamente in data 21/10/2010)

Perseverare è diabolico

Foto di mo_werefox
Alcuni eventi spezzano le gambe, mettono in ginocchio la nostra resistenza. Quando poi siamo noi i carnefici di noi stessi e degli altri... una voragine allora si apre. Un abisso. A quel punto pure la resistenza è spezzata: non si può resistere a se stessi.
Solo il dolore muto e secco incatena alla vita, ancora.
Non si scende impunemente all'inferno, tanto per dare un'occhiata. E pensare che la nonna me l'aveva detto...










(pubblicato originariamente in data 20/10/2010)

Vendesi set competo di scogli iper-realistici

Complete arrangement of ultrarealistic rocks..., sì avete capito bene. Ma partiamo dall'inizio che vi racconto una delle tante piccole cose strane che succedono in questo Metamondo.
Allora, serata grigia ieri, poca voglia di stare in giro poca voglia di stare ferma, nostalgia di chi non c'è più o non c'è ora, insoma non concludevo niente. Stavo lì a portarmi stancamente avanti con il lavoro, ad un certo punto è pure arrivato un ammiratore noioso come la fogliolina di insalata in mezzo ai denti...
Quando la mia amica Patsy mi ha detto "Vieni?" ho tirato un sospiro di sollievo, stavo già per riparare in qualche meandro delle grotte di Astral, ma con tutte quelle palline rosa e blu rischi sempre fraintendimenti con i passanti...
Ho accettato quindi con tutto l'entusiasmo che sono riuscita a trovare in fondo alle tasche, non potevo rassegnarmi alla rassegnazione. Mi dice: ti tippo in un negozio, sono con la mia amica Gin (che conosco pure io). Vabbè, non ho proprio l'umore da shopping ma qualche occhiata a una borsetta o a un paio di scarpe la si dà sempre volentieri..
Solo che.... solo che non ho pensato che queste due sono proprietarie di una nuova isola e che adorano passare il loro tempo a stropicciare cubetti per farne gli oggetti più strani. Solo che... non ho pensato che SL è quel posto dove il cielo c'è, ma il mare lo fai tu e le montagne anche, e pure le strade se vuoi anche se non servono perchè tanto puoi volare. O usare il teletrasporto, che è come i mezzi pubblici: ogni tanto si inceppa a metà percorso, ma almeno non c'è il controllore, e neanche il biglietto.
Insomma, per farla breve mi tippa in un negozio di onde e scogli... con tanto di Collezione 2010   Così ancorata alle categorie mentali di RL... sono rimasta spiazzata (ben mi sta!), ma mi sono divertita un sacco a vedere Gin che discuteva sull'omogeneità della texture degli scogli e Patsy che osservava da vicino i dettagli dell'offerta tutto-compreso. Le scatole di onde-con-tanto-di-rumore-del-mare per un momento mi hanno riportato alle lattine di Vento dell'Est.... 
Cielo, adoro questo Metamondo!
negozio di scogli e _nde

(pubblicato originariamente in data 14/10/2010)

Preferisco la Tombola alla Roulette Russa

Foto di mo_werefoxCercavo un luogo tranquillo per togliere qualche pensiero dal Caos primordiale della mia confusa materia grigia, e dargli finalmente forma. Naturalmente mi sono recata nella casetta sull'albero ma... ORRRRRORE! Era invasa!    Ho cominciato a frugare in tutto l'inventario, ma niente da fare, non riuscivo a trovare il DDT per avatar, e nel frattempo sentivo che il pensiero cominciava a scivolare via lungo il piano inclinato della mia attenzione   Mi seccava troppo l'idea di perderlo, non sai mai quando le parole giuste per descriverlo decidono di ripresentarsi, per cui mi sono allontanata e mi sono trovata un posto tranquillo nelle caverne sotto la cascata di Astral Dreams. Così finalmente il pensiero che covavo da molto tempo, e che in questi ultimi giorni si è messo a gorgogliare come una minestra sul fuoco troppo alto, è riuscito pian piano a emergere.
Ci sono molti modi di intendere i mondi virtuali. Per me sostanzialmente sono un gioco. Però dobbiamo intenderci. Ci sono giochi e giochi: dalla Tombola alla Roulette Russa... qualche differenza c'è  Per non parlare di chi gioca a guardie e ladri, del gioco del tennis, di Monopoli e di Tetris. Il gioco, ogni gioco, ha le sue regole, le sue caratteristiche, indicazioni e controindicazioni. Insomma, ci sono giochi allegri, giochi stupidi e giochi serissimi, giochio complicati e giochi facili, persino giochi pericolosi. Il mio assomiglia molto ad un gioco di ruolo, se proprio vogliamo classificarlo. Il gioco di ruolo prevede che io mi immerga nella realtà virtuale, conservando un residuo minimo di contatto con la mia realtà atomica. Proprio questa immersività, condita nel mio caso da ricerca di leggerezza dentro e fuori di me, permette esperienze intense e al limite. Anche fuori dai limiti. Anche oltre al limite.
Esperienze di ogni tipo sono possibili, esperienze lontanissime dalla realtà dell'altro mondo oppure straordinariamente verosimiglianti, nel bene e nel male. Esperienze pacate, travolgenti, sorprendenti o prevedibili come il pasticcio della nonna al pranzo di Natale. E' sciocco pensare che tutto questo accada senza lasciare il segno, tanti segni. Leggerezza innanzitutto, è il mio motto, ma questo non significa superficialità. Tutto quello che trovo, sperimento, metto in gioco... tutto lascia dei segni, dentro di me e dentro gli altri. Per questo ci sono esperienze che non voglio fare, non ancora almeno.
Esiste davvero la reversibilità? Fino a che punto posso tornare indietro? Nel dubbio, meglio andare piano 


(pubblicato originariamente in data 08/10/2010)

I self-made e i self-murdered men

Non pensare che non l'abbia notato 
Tengo d'occhio i miei amici, che credi? In modo discreto, in punta di piedi, con un come va rarefatto e una sbirciatina nei profili...
L'ho notata, l'etichetta sul tuo alluce. Self-murdered eh?  
Non posso dire di essere rimasta completamente sorpresa. Uscire dalla scena in silenzio.. sì, ci stava, è abbastanza da te. O così o tramite impiccagione sulla pubblica piazza, immagino. Oppure per soffocamento in molto privato spazio, ma non vado oltre perchè andrei nell' ehm... 
Però un velo di tristezza ha appannato il mio cuore di avatar, comunque. E' banale dirlo, ma qualcosa di noi se ne va sempre, quando le persone che conosciamo si allontanano. So che sei da qualche parte, so che stai bene, ma c'è un piccolo dolore egoista che si affaccia prepotente, nei saluti. Odio dirlo, ma mi mancherai 
Quel self-murdered poi, quell' intenzionalità del ritirarsi, mi toglie la possibilità di mandarti a quel paese, è irritante. Mi toglie l'insensata gelosia che sublimavo in una risata boccaccesca, quel cameratismo senza genere che sfociava in punzecchiature tanto sfacciate quanto pudiche nel nascondere il resto, il non detto, il non-ci-penso-neanche
Comunque, se speri che questo gesto teatrale basti per fare in modo che io chiami EppeD uno dei miei prossimi conigli.... ti sbagli di grosso 
Self-murdered... e se ti raggiungessi?


(pubblicato originariamente in data 02/10/2010)

Diario di una giurista ...oops, di una giurata - 4

Oggi abbiamo giocato alla scuola dell'infanzia, cercando di non alzare troppo la voce per non svegliare mamma e papà che guardavano Santoro alla TV in soggiorno.

PS: ho detto "abbiamo giocato alla scuola dell'infanzia", non "al dottore" 


(pubblicato originariamente in data 24/09/2010)

Diario di una giurista ...oops, di una giurata - 3


 malefica serata a punti:
  • riesco ad arrivare in orario
  • il concorrente c'è (ed è già qualcosa), gli altri giurati anche (ma loro sono bravi, più di me )
  • la prova parte piuttosto bene
  • non sento la musica, per cui ho la balzana e infausta idea di riloggare ma....
  •  SL non mi fa più entrareeee 
Lo dicevo io che c'era qualcosa di satanico in quel cerchio.... 


(pubblicato originariamente in data 22/09/2010)

Diario di una giurista ...oops, di una giurata - 2

Alcune note dalla mia vita da giurata: nulla da rilevare oggi. Neanche la concorrente. Nel senso che non s'è proprio vista  Oddio, un po' di sfortuna l'ha avuta, con il restart della sim a metà prova. Sarà caduta con la land e sarà annegata fra le notices, i saluti in local e i TP che costituiscono il mare mosso in cui nuotano i PR. Quelli che sanno nuotare... gli squali-PR.
Ad ogni modo non si è più fatta vedere, neanche dopo. Le si sarà bloccata la connessione per l'emozione, oppure avrà visto bene Jack in faccia ed è scappata a gambe levate (sì ma... non tanto levate, mi raccomando, che poi si alzano le gonne ). Oppure... che abbia preso paura per i miei post sul blog di Astral Dreams? Naaaa
Lo sanno tutti che sono la dolce Mo, in fondo in fondo. In fondo. 


(pubblicato originariamente in data 22/09/2010)

Diario di una giurista ...oops, di una giurata - 1

E' successo che ad Astral Dreams si tiene un contest per il miglior PR 2010, e che io sia stata chiamata (mmm... precettata è la parola giusta) per far parte della giuria. Sono quindi in questi giorni una giurata, all'inizio pensavo di ispirarmi a Mara Maionchi, poi ho deciso di lasciare Katy nei panni di Mara e di prendermi quelli di Elio.
Beh, che dire... ho deciso di scrivere qui tutto quello che non posso scrivere nel blog di Astral. Ad esempio, che ho sentito nascere un ghigno di cattiveria nel momento in cui sono diventata consapevole del ruolo  Strano come un'etichetta ci condizioni, no? Forse che è solo perchè un'etichetta in fondo ci anonimizza, e da anonimi ci sentiamo liberi di abbandonarci ai peggiori istinti? Mmm... non regge, dal punto di vista scientifico. Lo hanno dimostrato parecchi anni fa, gli psicologi sociali: l'anonimato non determina la bontà o meno delle nostre azioni, accentua al massimo le influenze del contesto. Del contest, nel mio caso.
Comunque, sono tornata ben presto la dolcissima Mo di sempre, e mi sono avviata - in ritardo - alla postazione della prima prova. Sono atterrata e ho trovato subito una cara amica, per cui invece di prendere compostamente posto al mio posto mi sono sbracciata per salutarla, urlando e baciando e ululando in local... Vabbè ma era proprio taaaaanto che non la vedevo 
Poi mi sono ricomposta, e ho cominciato a dare un'occhiata in giro. Tanto di cappello alla prima che si è presentata, io sono dell'idea che ci voglia un gran fegato per partecipare ad un contest così. Che poi, fare il /la PR in SL è come vendere enciclopedie in RL: ci vuole la vocazione. Io ad esempio, credo di avere circa 300 persone in lista, ma per rezzarne più di qualcuna davanti a me... dovrei promettere come minimo un'orgia
L'unica cosa potenzialmente molesta che un pur ottimo PR rischia di nascondere è.... un partner  E non tanto perchè talvolta si mettono in land a controllare il profilo di ogni malcapitato che si trovi nel radar del/la compagno/a che d'altronde sta lavorando, e se deve intrattenere deve per forza essere carino, il sorriso a 32 denti è nel contratto, non significa promessa di matrimonio a ogni cascamorto, non necessariamente almeno e non necessariamente matrimonio. Non tanto perchè talvolta, esattamente come il loro partner che in più ha l'aggravante di essere sul posto di lavoro, non capiscono dove si trovano e sparlazzano e si sbaciucchiano tranquillamente in local e magari parlano pure di conoscenze comuni o di altre land. La questione più grave è l'assenza di gusto che potrebbero rivelare, presentandosi in calzini bianchi di spugna e frac, con un vistoso tatuaggio alquanto improbabile che sbuca da un'altrettanto improponibile maglietta della salute. Roba da chiedere il danno d'immagine, se fossi l'owner. Ma questo ad Astral Dreams non succederà mai...
L'ho detto: fare il PR in SL è una vocazione... e allora propongo il celibato per i PR. Anche perchè altrimenti... come fanno ad insediare la virtù delle manager? 

(pubblicato originariamente in data 21/09/2010)

La materia dei sogni

Uff che noia  Non la sopporto quando fa così. Di chi sto parlando? Del mio alt umano, quella con cui ho in comproprietà in cervello o per meglio dire, la mente. Sì, perchè dire cervello è troppo materico, e io sono fatta della materia dei sogni, come ben diceva Shakespeare, prima della donnina della pubblicità.
Che cos'è un alt? Un alter ego, non è ovvio? Anzi, l'alter ego, con l'articolo determinativo, perchè l'alt, come viene familiarmente detto (e scusino i latinofili puristi), non può essere generico e indeterminato: è lui/lei, ed è preciso, formato, spazialmente, temporalmente e storicamente determinato quanto l'avatar. Persino più dell'avatar, per quanto possa sembrare bizzarro agli avatar. Ops, av, scusate. Insomma, sarebbe quell'entità che secondo alcuni "sta dietro all'avatar". Non concordo completamente con questa affermazione, "star dietro all'avatar" è affermazione piuttosto semplicistica perchè allora sarei solo un burattino senz'anima e senza carattere, e invece non è proprio così, ve lo possono dire i miei amici. Che Mo sia proprio senza carattere... . Ho pure un'esistenza mia, benchè debba riconoscere che in effetti il tutto è piuttosto intrecciato, che in effetti condividere una mente non è esattamente come condividere che ne so, una scatoletta di tonno...
Ad ogni modo, quella lì, per tornare a lei, non la sopporto quando rivendica l'uso dell'intero apparato psichico, con la scusa che è un periodo impegnativo, che le servono tutte le risorse per la sua RL...
E io chi sono? Davvero la sorella minore? Anzi, la figlia di un dio minore, qualcuno che può permettersi di trascurare in libertà, così contemporaneamente parte di lei e altro da lei? Sì perchè, se fossi davvero, completamente, altro da lei, allora non si permetterebbe mai di mandarmi a cuccia e di ignorarmi: troppo gentile e troppo occupata a fare del bene nel mondo, per farlo. Non ha mai mandato nessuno a quel paese (mmm... forse uno o due in tanti anni, mi pare di aver scorto qualche traccia mnestica a proposito l'ultima volta che mi ha prestato il cervello e ha dimenticato di chiudere lo sportello della MLT, la memoria a lungo termine), non ignora nessuno e ascolta tutti, figurarsi. Ignorare se stessi invece viene facile, a queste persone. Meno rimorsi, nessun senso di colpa. Quindi io sono lei? Mmm, torniamo al discorso di prima, sì e no, io non mi prendo la responsabilità di tutte quelle cose che lei chiama RL o vita vera. Brr.. solo l'idea mi fa venire brividi, e non i miei soliti brividi       D'altra parte, nemmeno lei si assume la responsabilità di quello che combino io, per cui siamo pari 
Vabbè, come al solito devo interrompere sul più bello perchè c'ha da fare, la signora... MA CON LA QUESTIONE DELL'EMBODIMENT, COME LA METTIAMO??? Non è finita qui...


(pubblicato originariamente in data 20/09/2010)