mercoledì 28 marzo 2012

Just me. What else?



Solo chi accoglie, può togliere maschere.
Hold me tight, you can take my mask off. 






Dress: Cinderella White ***Augusta Creation***
Location: Daytime Dreams 

domenica 25 marzo 2012

Zindra!

...e così sono sbarcata pure a Zindra. Che nome strano, a pensarci. Oddio, tutti i nomi geografici della Linden sono piuttosto bizzarri, a ben pensarci: Zindra in italiano sembra un grido di guerra, ma l'originale è da leggersi all'inglese, immagino. Saindra? Omg, bisogna proprio interpretarlo con pathos perchè riesca a comunicare un qualche tipo di sensualità...
Ad ogni modo, una sera, sola e annoiata, mi sono trovata a ripensare alla questione dei "bassifondi", e mi è venuto da ridere, di gusto. Mi sono ricordata del continente, dove ad un certo punto la Linden ha cercato di confinare le sconcezze di una SL che rispondeva troppo bene a troppo bassi appetiti, per non rischiare di insozzare le anime pure degli "intellettuali" e le innocenze dei Teen che si apprestavano a sbarcare dalla TeenGrid ormai in dismissione. Così, con la curiosità dell'antropologa o dell'entomologa (non dell'ornitologa), sono andata alla ricerca della Terra Perduta.
C'è una cosa che si chiama Zindra Gate, l'impressione è proprio quella di valicare un confine con il filo spinato e i cani rabbiosi, in realtà si atterra in una luminosa zona di shopping, con sextoys neanche tanto perversi. Meglio usare le vecchie maniere dell'esploratore, TP più o meno a caso sulla mappa aperta.
Popolato, è un continente popolato, non c'è dubbio. In alcuni posti non potevo nemmeno entrare perchè la sim era piena, neanche fossimo ad un concerto live o ad una serata culturale o all'inaugurazione di una mostra...
Sono i posti migliori per osservare l'azione del Santo Lag sui destini dei Resident, anche perchè con tutti gli ammennicoli appesi a ciascuno, l'indicazione del rendering cost è rosso-semaforo come quella delle modelle ad una sfilata internazionale. Molti infatti, probabilmente anche per questo, usano le zone pubbliche per cacciare, ma poi si ritirano in posti più discreti. Timidoni. 
Insomma, ho indossato una tutina di rete e il collare, ho attivato anche il RLV per non perdermi nulla e ho cominciato la mia osservazione partecipante. 
Vari tipi di fauna sono passati davanti alla mia postazione:
1. alt-per-non-farmi-riconoscere. I più facili da individuare, hanno un aspetto da niubbi spesso ma si distinguono perchè la data di nascita non è recente e il loro profilo è immacolato come la reputazione del loro avatar originale, indice appunto non di niubbaggine ma di accurata pulizia periodica. Talvolta, se l'av in questione viene usato con una certa frequenza e sistematicità, nei gruppi potete trovare qualche traccia interessante (non organica) in grado di ricondurvi a luoghi più raffinati di quelli frequentati dalla plebaglia dai gusti semplici.
2. sono-niubbo-e-comincio-da-qui. Niubbi autentici, o anche no, ne conservano con indifferenza l'aspetto trascurato e dozzinale. Anche gli accessori sono free e si vede. Comincia saltando sulle palline e abborda in modo diretto, ma poi cerca di farsi indicare da voi qualche località più appartata perchè si vergogna: non è ancora sicuro del fatto che la Linden non possa mandare i log delle chat nella posta della mamma. Se viene trovato in flagrante, può sempre dire che siete la sua fidanzata. Questo niubbo non è giovanissimo, solitamente, e lo notate dall'imbarazzo con cui gestisce gli strumenti di SL e dal fatto che mantiene un profilo basso. Per trovare i giovanissimi basta osservare le dimensioni: più è grande, più è bassa l'età.
3. gli intenditori. Smaliziati e piuttosto curati nell'aspetto, ma non eccessivamente. Fra di loro trovate pure il tipo sciatto, quello di norma è interessato ad altro che all'ars amatoria virtualis in sè e per sè e cerca di portarvi via prima ancora del tipo 1. L'intenditore puro invece è un ruolatore perfetto, non chiede permesso e  non ha bisogno che gli spiegate l'uso delle palline cominciando da "Siediti su quella blu". 
C'è da dire che in realtà sono stata molestata di più in una qualsiasi discoteca che qui nei "bassifondi". Me ne sono stata per un tempo sufficientemente lungo ad osservare in pace, senza che nessuno o quasi si occupasse di me. E quando uno si è finalmente avvicinato e mi ha fatto cortesi proposte oscene, alla mia provocazione - gli ho risposto solo "Costringimi" - si è spaventato e se l'è data a gambe levate. La troppa bellezza uccide. 


Non posso farvi vedere il resto. Mi cancellerebbero il blog per contenuti osceni XD

venerdì 16 marzo 2012

Per quasi ogni fine c'è un inizio.

Qualche volta è bene dire basta. Mettere la parola fine. Cambiare registro. Cambiare vita, cambiare casa, cambiare città, cambiare partner, cambiare mutande. Oppure cambiare solo il proprio atteggiamento, e decidersi a vivere. 
Non è facile, anzi, è molto difficile, inutile negarlo. Inutile per questo pretenderlo dagli altri, quando ciascuno di noi trova comoda la propria cuccia e fatica a lasciarla. E' innegabile, per quanto stretta sia la gabbia che abitiamo, è pur sempre casa. Per quanto ristrette le nostre vedute, sono le nostre. Per quanto doloroso quello che proviamo, è pur sempre qualcosa, meglio di niente.
Bisogna allora lasciare che arrivi il momento. 
Il momento in cui si capisce che è proprio quello, il momento. Fine
Sono nella nuova soffitta che ho affittato, ho messo un canale di musica soft e me ne sto sul tappeto, davanti al fuoco, con una serie di libri che tanto non leggo, perchè sono immersa nei pensieri. Non è esatto, non sono immersa nei pensieri, piuttosto guardo davanti a me senza guardare, fissando una meta che è solo in testa, e neanche tanto chiara. Ho pochi pensieri, e forse questo è un altro segnale che è ora di passare all'azione. 
Prima magari cambio mutande. 





mercoledì 14 marzo 2012

Cybersex, ma pensavo fosse un calesse

E così vuoi che ne faccia un post. 
Vuoi che racconti ad una pagina di diario come mi hai presa, appena chiusa la porta, ancora vestita, mentre lasciavo che la passione mi uscisse dal petto e mentre mi nutrivo con avidità del tuo odore, cercando la tua carne. E di come poi mi hai presa di nuovo, e ancora, senza chiedere il permesso e senza il tempo di un respiro perchè non abbiamo tempo, noi. Sospesi nell'indefinito di una nostalgia travolgente per qualcosa che non è mai stato.
Il permesso... chiedi sempre permesso, veramente, anche se poi il menù lo impugni tu e non lo molli. Ti basterebbe una mano per tenermi ferma, per bloccare i miei polsi sottili,  vuoi altro. Vuoi sentirmi in tuo possesso. Che cosa ti sta sfuggendo dalle mani? 
Tu mi prendi, e io mi abbandono a te. Che cosa sono disposta a fare perchè qualcuno si prenda cura di me?
Cercarti in ogni centimetro di pelle sotto le mie dita, sentire il primo orgasmo e il secondo e ancora, che salgono alla gola e escono, anche se la tua mano stringe intorno al collo. 
Non puoi avere dubbi. Forse vuoi solo sentirtelo dire, ma non posso perchè le mie labbra ora sono su di te, il piacere è troppo intenso per la raffinatezza del dire e io devo nutrire la mia eccitazione smodata. Ti voglio al punto che fa male. 
Vieni ovunque, e ti accolgo e ti prendo e ti tengo stretto e ti faccio diventare parte di me, non ti basta, il mio piacere deve essere il tuo, ma il mio dolore?
Vuoi distruggermi per rendermi icona. 
Il tuo bacio in fronte, e lì ti ritrovo.
Ti odio, sei appena uscito e la mia carne ha già fame di te.





martedì 13 marzo 2012

L'isola di inchiostro


La guida delle destinazioni lo presentava come un mondo delirante di colori e scacchi, funghi giganti e non so cosa ancora. Insomma, qualcosa di psichedelico che non mi attirava un granchè. Stavo già per passare oltre, quando per sbaglio (sarà stato davvero uno sbaglio?) ho premuto il teleport. Mi sono trovata in un posto onirico, ma senza traccia di funghi giganti. Probabilmente mangiati dal mare di petrolio, o inchiostro. Tutti i toni del bianco e del nero si incontravano nella luce di un tramonto limpido. Doveva essere inchiostro, perchè ai miei piedi quella che sembrava sabbia era invece carta di giornale. Quasi rosa, una Gazzetta dello Sport sbiadita, molto sbiadita. Da un'isola minuscola, sufficiente appena per contenere un orologio che proietta i suoi memento, si passava su un'altra isola, appena appena più grande. File di ometti impassibili guardavano qualcosa che non c'era, senza alzare la testa all'orizzonte. Si erano scordati, probabilmente, che qualcosa più in là c'è sempre.
Piccole rose bianche e nere fiorivano incessantemente sotto nuvole sparse di inchiostro, a ingentilire l'aridità del verbo. Mi sono stesa al loro fianco, la sabbia-carta era calda. Respiro del loro respiro, ed è vitale. 
Un lungo viale conduceva ad una porta chiusa. Sembrava un passaggio impegnativo. Oltrepassare la soglia è sempre un passaggio impegnativo. Mi sono data tempo su una panchina, mentre piccole gocce di inchiostro cominciavano a bagnarmi. Erano piccole lacrime senza tristezza, a sciogliere la tensione del viaggio. 
Quando mi sentii pronta, afferrai la maniglia e la tirai a me. Una luce abbagliante mi accolse, e una colonna bianca. Un momento ancora di indecisione, poi cominciai ad esplorare con più meticolosità quel posto curioso. Non so bene come, all'improvviso mi trovai altrove. Ero sicura di non aver toccato nulla, stavolta, eppure mi trovai in mezzo al deserto. Era d'improvviso notte, ma era una notte di luna e quindi non faceva paura.  Non c'era modo di tornare giù, per cui mi rassegnai a godere di quella pace inattesa. Nebbia e scarni alberi si facevano compagnia, ma non poteva bastarmi. Mi accoccolai su una vecchia sedia di legno che sembrava quella del Piccolo Principe, e attesi il suo arrivo per meravigliarmi ancora di un'alba nuova, come il suo abbraccio.









 La scorciatoia per Daytime Dreams è qui




lunedì 12 marzo 2012

La casetta di Cappuccetto Rosso



Non è una delizia? Quasi quasi l'affitto... L'unico dubbio, oltre alla mia riluttanza a fermarmi in un posto, riguarda la possibilità che da qualche parte, dentro, ci sia ancora il Lupo...

domenica 11 marzo 2012

A proposito di bassifondi

Ho letto con molto interesse un articolo di AquilaDellaNotte Kondor e tutte le reazioni che ha suscitato. L'articolo in sè mi è piaciuto abbastanza, con qualche piccola riserva più per il tono che per altro, anche se ho l'impressione che l'autore non si sia accorto del "tono" con cui potevano risuonare le sue parole nelle diverse anime. I commenti sono di varia intensità e di varia educazione, ma tutti interessanti perchè ciascuno mette in luce alcune parti della questione.
Ovviamente pure a me sono sorte alcune considerazioni, ma preferisco narrarle qui, in un diario senza pretese, per vari motivi. Innanzitutto, sento il bisogno di esprimermi in libertà, così come le idee mi vengono, senza la mediazione razionale necessaria per costruire un commento ad una discussione avviata. Inoltre, mi sembra che l'arena sia già sufficientemente piena e... non mi sento un gallo da combattimento 


Sono molti gli alimenti dell'essere umano, alcuni soddisfano lo stomaco, altri soddisfano la mente, altri soddisfano... altro. La cultura greco-romana ci ha insegnato che esiste una gerarchia di bisogni e una superiorità della mente (per non parlare dell'anima) sul corpo, ma questa è solo una delle possibili interpretazioni del mondo. Andrebbe discussa profondamente nei suoi vantaggi e nei suoi svantaggi, nelle cose che ci ha permesso di raggiungere e in quelle che ci ha fatto perdere. Ma andiamo avanti. 
Se il sesso è comunicazione di persone che si amano attraverso i loro corpi, il sesso virtuale è comunicazione di persone che si amano attraverso i loro avatar. Cambia il mezzo, non necessariamente cambia la sostanza.
Se il sesso è gioco, pura ricerca di gratificazione o mezzo per scaricare una pulsione, chi può dire quali giocattoli si possono usare e quali no? Basta che le regole siano conosciute e approvate da tutti i partecipanti.
Poichè tutti hanno bisogno di amare e di essere amati, poichè tutti hanno bisogno di giocare, allora molti, moltissimi attraverso il sesso cercano di raggiungere ora l'uno, ora l'altro obiettivo, ora entrambi.
E allora?
Francamente, non comprendo le reazioni scandalizzate o snobistiche di molti, davanti alle diverse realtà di SL. Non comprendo la distinzione tra "bassifondi" popolati presumibilmente da quasi-bestie cannibali, e i "centri culturali" animati altrettanto presumibilmente da angeli senza sesso che si nutrono di... idee?
Confesso di comprendere pure poco chi sente il bisogno di nascondersi dietro un alt per vivere la parte "sporca" della sua second esistenza (uhm... ma qual è la parte sporca? i bordelli? e se fosse il contrario? se fosse che uso un alt per andare alle mostre e ai concerti e ai dibattiti? ).
Siamo in un mondo di adulti. Siamo in un mondo dove non siamo tenuti ad assumerci responsabilità altre da quella, irrinunciabile, di rispettare l'altro. Perchè dobbiamo sentirci legati a strutture societarie che ci sono necessarie in un'altra dimensione, ma che forse sono superflue in SL e di cui potremmo provare a liberarci, almeno in parte? Perchè utilizzare anche qui strumenti ipocriti per costruire la nostra reputazione e spendere energia per mantenerla, attraverso inganni e doppiezze? Quali bisogni personali stiamo coprendo con queste dinamiche?
Vogliamo far conoscere a chi frequenta i bassifondi che esiste un'altra SL? Benissimo, appendiamo in quei postacci un bel avviso con tanto di LM. A fianco della reclame dell'ultimo completino in latex non dovrebbe sfigurare troppo. Oppure ho paura di contaminarmi? Ma allora, se voglio restare in una camera sterile, farò bene a ricordare che sterilità è sinonimo di infertilità...

sabato 3 marzo 2012

Questione di mantra.

Continuavo a ripetermi il mantra di Gin, seduta sul cannone di Astral Dreams. Avrei voluto qualcosa di più modesto, veramente: uno spadone, un'ascia, un bazooka... ma la mia armeria è ancora vuota, sono troppo pigra e ho poco tempo. Così stavo lì, dopo una serata vuota, a ruminare mantra guardando l'orizzonte, per far finta che non mi importasse nulla, che di aspettative non ne avessi, che della tenerezza non sapessi che farmene. Per far finta di essere la solita, razionale-forte-indipendente-troppo-intelligente-per-caderci, perchè-tanto-è-tutto-un-gioco-dentro-e-fuori-di-qui. Io che non ho mai giocato. Beh sì, a nont'arrabbiare da piccola. E a rubamazzetto. 
Eppure siamo donne, per quanto forti abbiamo le nostre fragilità e abbiamo bisogno che siano accolte. Possibilmente con un abbraccio. E tanto perchè i discorsi sulle differenze di genere mi stanno sulle palle, direi che sarebbe meglio metterla così: siamo Persone. Uomini o donne, abbiamo tutti le nostre fragilità. E abbiamo tutti bisogno di un abbraccio, almeno ogni tanto.
VafffffffFFFFFFFFFFFFfffanCUOOOOOOOOOOOOOOOOOreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee checcenefotteeeeeeeeeeeeeeeeee. Eppure funziona. Un po'.



giovedì 1 marzo 2012

Ballavo. Da Sola. Neanche un lupo.

Ballavo e meditavo. Perchè esistono diversi stati di coscienza, e il ballo ne altera il flusso portando in uno stato di trance. Anche senza funghetti. Ci si proietta attraverso il corpo oltre al corpo, similmente a quel che accade incarnando un avatar.
Il problema è che questo tipo di esperienze ci porta in contatto non con il fuori di noi, ma con il dentro di noi. Con le emozioni in primo luogo. Dov'è il problema? è un grosso problema. Perchè dentro di noi ci sono molte cose, molte emozioni ad esempio, che escono più facilmente grazie allo stato particolare in cui si trova la nostra mente. Escono, e si associano a quello che vedono gli occhi. O a quello che sentono le orecchie.
E' fatta, capite? L'emozione si appiccica e chi la toglie più, peggio di quelle vetrofanie che si usavano una volta a Natale, che poi ti toccava lavorar di lametta e solvente. Come le vetrofanie, pure l'emozione non ti permette di veder chiaro, ma filtra tutto e la realtà diventa una disquisizione da salotto virtuale. Sempre ammesso che la realtà esista, da qualche parte, e che abbia un senso. 
Sta tutto qui il punto. Finchè sono Avatar, tutto posso stabilire, anche cos'è Realtà. Quanti di noi se ne rendono conto e ne fanno lucidamente uso? Quanti invece si illudono di poter coprire con un ennesimo Velo ciò che non vogliono vivere? E quanti infine si limitano a replicare una realtà conosciuta e rassicurantemente terrificante come il bacio della vecchia zia irsuta sulle gote bambine?
Ballavo e meditavo. Perchè il ballo unisce testa e piedi, ma per farlo deve passare attraverso il cuore, che sta nel mezzo. E tutto quello che passa dal cuore ci dà vita, o ce la toglie. Comunque, ci frega.